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domenica 19 febbraio 2012

Il Festival della mediocrità italiana

Mi sono rifiutato di scrivere post contenenti la cronaca delle ultime tre serate del Festival di Sanremo perchè principalmente disgustato dalla conduzione e dei bassi livelli dello stesso.
Nonostante tutto, munito di gusto masochistico e attrazione-repulsione verso questo grande evento tutto italiano, ho seguito quasi attentamente tutto lo svolgimento della manifestazione, che chiamare canora mi sembra riduttivo e in parte offensivo per i veri spettacoli di musica (ho cambiato canale solo quando c'erano i soliti idioti, al secondo balletto della foca di Papaleo [che non fosse un velato inno alla f_ca?], ed ero tentato all'ultimo intervento di Celentano!).
Ormai da qualche anno a questa parte, da quando in parole povere Pippo Baudo ha cessato di interessarsene, sappiamo che il Festival della canzone italiana si è configurato sempre più come un show d'intrattenimento, dove i rumors sull'ospite internazionale di turno hanno preso a interessare più dei contenuti delle canzoni.
Ma questo possiamo anche perdonarlo, se il tutto venisse diretto, condotto e strutturato in maniera dignitosa.
Già nel passato, ma ancora di più in quello di quest anno, la mediocrità ha fatto da padrona sul palco dell'Ariston.
Gianni Morandi non sa condurre nè presentare, ammesso che ci sia differenza; non sa andare avanti senza gobbo; non sa scegliere i concorrenti; non sa coprire gli spazi morti; non sa accogliere gli ospiti internazionali (come cazzo fai a rivolgerti con Signora Smith alla dea del rock mondiale?); non è simpatico; ma è popolare, populista, poco schierato, col viso dolce che piace alle casalinghe, opportunista, viscido, affetto da satiriasi, balbuziente, instabile e goffo. E credetemi non sto esagerando.
Rocco Papaleo: lo credevo molto più intelligente. Se quello che ha portato avanti è un personaggio si è dimostrato doppiamente stupido e asservito. Di certo più simpatico di Morandi, ma da qui a dire che è stato brillante, come ho letto in alcuni articoli, mi pare proprio un'iperbole. Sempre in sella agli stereotipi, niente di nuovo giunge dai suoi monologhi, insensato il ballo della foca.
Ivanka Mrazova, bella (ma se ne trovavano di meglio, anche in Italia) e inutile, ma non mi aspettavo niente di diverso. Si continua a mandare un messaggio ai giovani, e alle giovani soprattutto, che col proprio corpo si può arrivare lontano (in più a sentire Ennio MorricIone mi viene da piangere!).
Geppi Cucciari: l'unica voce fuori dal coro di tutto il festival. Lo avrei senza dubbio fatto condurre a lei, tra quelli che si sono avvincendati in questi giorni. Ha detto tante verità, in maniera velata e ironica, ma ovviamente si è dovuta contenere. Molta di questa ironia il povero Gianni non l'ha colta. Sobria, elegante, intelligente, arguta, anche lei non brillantissima, ma senza dubbio la migliore.
Celentano: non capisco come non sia stato possibile fermare tutti quei contestatori che lo hanno interrotto, chi per moralismo bigotto, chi per aver notato un'inversione di rotta nelle sue parole, chi per aver notato la mancanza di nesso nel suo discorso; hanno gridato per 5 sere di fila, abbassando notevolmente la soglia della credibilità della kermesse (che già di suo!). Sta di fatto che avrei gridato anch'io ieri. Ammantato di misticismo e credendosi un messia, il "predicatore" (come è stato negativamente apostrofato dal pubblico!) ha dimenticato i reali problemi del paese, che non possono risolversi con interventi divini. Avrebbe potuto davvero dare una svegliata a tanti telespettatori medi, che in lui vedono ancora una divinità, ma ha ribadito quello che la chiesa da secoli ci propina e che è una delle maggiori cause del nostro mancato sviluppo, economico, civile, mentale e sociale.
Ultima critica: nella coreografia di apertura dell'ultima serata quello che doveva essere un inno all'amore si è trasformato in una sfilza di baci eterosessuali, perpetuando un tacito lavaggio del cervello che attua la Rai e la società intera da anni: per loro gli omosessuali non esistono (anche se fin quando vengono i soliti idioti a fare del presunto umorismo tutto è lecito e si dà per scontata l'esistenza della categoria, sempre dopo mezzanotte però; quando si dovrebbe parlare dell'amore, il più puro e universale dei sentimenti, in quel caso gli omosessuali non vengono nemmeno citati! Questa mediocrità e ristrettezza della televisione e della mentalità italiana è anche d'ascrivere allo strapotere della chiesa, che Celentano ha finto di criticare!)

Cesso con le polemiche di questo mio lunghissimo e indignato post e passo alla musica.
La serata dei duetti internazionali è stata strepitosa, forse la migliore del festival. La nota dolente è stato l'ingresso di Macy Gray, visibilmente strafatte e/o ubriaca che ha distrutto, complici uno stonatissimo D'Alessio e una ormai andata Bertè, il pezzo più famoso di Mia Martini.
Notevoli sono state l'esibizioni di Patti Smith e di Brian May, cariche di senso, di brividi, di emozione e compostezza. E il mediocre popolo italiano ha infatti subito eliminato i cantanti a cui loro erano stata accoppiati, la Fornaciari e i Marlene Kuntz. La serata dei duetti con artisti italiani è stata anche piacevole, ma non strepitosa.
Nel corso delle serate ho apprezzato la voce di Noemi e in parte anche la canzone, quella di Carone/Dalla, che per me meritava di vincere (ma cantare l'amore per una prostituta forse in Italia è ancora troppo scioccante!) delicata, intensa, emozionante e quella di Renga seppure non originale; Arisa mi ha incantato con la sua voce melodiosa, ma la canzone non meritava (prenditi un Aulin se stai così male!); Emma sa cantare, il motivetto della canzone mi piace (sono maledettamente attratto dal pop merdoso!) ma il tema impegnato che ha voluto presentare sarebbe stato meglio strutturato in un tema di un bambino delle medie; in confronto a Emma la pure banale canzone di Doncenera assume connotati filosofici. Comunque entrambe hanno voce da vendere. La Zilli mi piace, ma mi è sembrata completamente anonima in questo festival (rappresenterà l'Italia all'Eurovision!). Finardi, crepuscolare, tenero, ma ormai fuori luogo in una cosa come è Sanremo oggi. Bersani, per quanto scriva bene, ha portato avanti un motivetto alle mie orecchie fastidioso (avrà voluto rendere sonora la mediocrità della realtà in cui viviamo?); a lui va il premio della critica "Mia Martini".

Tra i giovani ovviamente ha vinto quello più vicino ai mediocri gusti delle quindicenni e più vicino a un concorrente qualsiasi uscito da un talent-show (infatti viene dalla mediasettiana "Io canto"), Alessandro Casillo, con una canzone nemmeno degna di menzione.
Per me il vincitore non solo dei giovani ma in assoluto del festival sarebbe dovuto essere Marco Guazzone, e lo ribadisco. Originale, delicato, timido, innovativo, bravo, che si affida solo alla sua voce, al piano, a You tube e confida nell'amore. E infatti vince il premio Assomusic, già vinto in precedenza da Arisa, Nina Zilli e Gualazzi. Ecco i suoi contatti, seguitelo ne vale la pena (My Space, Facebook e You Tube).
Tutto il resto è noia e mediocrità. Specchio di una società italiana maschilista, che veicola la mercificazione del corpo femminile, ignora la presenza dell'omosessualità considerata ancora un tabù, basata ancora sui dettami della chiesa, dallo scarso gusto e scarsa erudizione musicale, dalla povera vena poetica.
La canzone vincitrice tenta di ribellarsi a tutte queste cose, ma lo fa in maniera troppo elementare e a tratti imbarazzante. Però lo fa nell'unico modo che il pubblico medio e mediocre può comprendere.
(Accenno solo velocemente che è la terza Amica che vince un festival nel giro di pochi anni, a dimostrazione dei tentacoli di Maria/Mediaset e della popolarità, meglio del provincialismo, del pubblico italiano, sempre poco aperto al nuovo).
Se l'intento di Mazzi (dimessosi appena la Rai lo ha ripreso) e Morandi era portare avanti un Festival di respiro internazionale, questo è miseramente fallito. Siamo rimasti ancora più ancorati alla mediocrità, alla provincia, alla grettezza, all'ottusità, allo stantio, ai luoghi comuni, ai tabù.
E tutti quelli che ci hanno visto, in Europa e nel mondo, non possono fare a meno di pensarlo.

martedì 14 febbraio 2012

Sanremo 2012: prima serata all'insegna dell'italianità

Il lupo perde il pelo ma non il vizio. Ancora non capisco chi abbia deciso di affidare questa 62° edizione di nuovo a Gianni Morandi (si vocifera che si sia candidato anche per l'anno prossimo: proprio non si rende conto!). La serata inaugurale del Festival di Sanremo appare proprio come un sequel dell'edizione passata. Mi pare che non sia passato un anno, che tutto si ripeta identico e puntuale.
Morandi l'uomo più sgraziato e naturale del mondo (leggeva tutto dal gobbo e cartoncini, anche il suo nome!) platea rumorosa proveniente dai peggiori bar d'Italia, il jingle modulato su "Un mondo d'amore", l'orribile maestro d'orchestra, la direzione artistica di Mazzi, le scenografie (quelle però sempre magnifiche) di Castelli; e poi un aggrovigliarsi di gaffes, rumori di sala, imprevisti, parolacce, bevute in diretta.


A inizio serata credevo fosse una trovata l'assenza della Ivanka Mrazova, la modella ceca che avrebbe dovuto affiancare Morandi nella conduzione, di certo scelta per il suo eloquio fluido e la sua verve da conduttrice. E invece no! Lei non c'era per davvero, così come sarebbe mancata, ma già si sapeva, la tanto chiacchierata modella multimiliardaria Tamara Ecclestone, che era stata scelta nonostante avesse affermato di non conoscere il Festival e di non amare la musica italiana.
Ma allora io mi chiedo: possibile che in Italia non si trovassero sue ragazze carine, simpatiche e madrelingua che potessero sostenere quell allupato di Morandi?
Ma ecco che il mistero s'infittisce: improvvisamente tornano sul palco dell'Ariston Elisabetta Canalis e Belen Rodriguez (che di certo hanno passato i mesi a praticare riti magici per rimpossessarsi della scena sanremese). Io che mi ero illuso di essermene liberato, eccole lì di nuovo, più sciocche che mai, che entrano sul palco cantando in play-back la canzone de La bella e la bestia (che se Gino Paoli e la figlia Amanda fossero morti si sarebbero rigirati nella tomba!).
E dunque tutto all'insegna dell'improvvisazione.
Sul passaggio di testimone di Luca e Paolo a inizio serata non vale la pena soffermarsi. Lo riconfermo: non sono simpatici. Per di più banali fino allo sfinimento.
La new entry di quest anno è il regista e attore lucano Rocco Papaleo. Ha confermato i miei timori: ha impersonato il ruolo del maschio italiano, affetto da satiriasi e sempre in cerca di tette. Monologo insignificante, ma almeno nella parte iniziale ha colmato i tempi morti.

Momento Celentano: il tanto atteso, tanto discusso, tanto vecchio è tornato. Mi è sembrata una puntata di Rockpolitik all'interno del Festival.
Anticipato da un finto bombardamento in studio (con tanto di pater Gianni che scappa, fingendo di essere spaventato, e dice: "Che cazzo succede!") con scenari apocalittici e gente ferita sul palco (una buffonata, ma che mi è sembrato il momento più alto di tutto il festival!)
Mi è parso un Celentano stanco, ma non tanto fisicamente: ha come la sensazione che la morte presto lo raggiunga e per questo ha scelto la via della fede e del misticismo.
Inizia scagliandosi contro la chiesa, contro Famiglia Cristiana e Avvenire ("giornali inutili"); incoraggia a credere nel messaggio di Gesù Cristo, si cimenta in una gag mal riuscita con Pupo, che spunta dal pubblico, e Morandi, sul rifiuto delle firme per il referendum sulla legge elettorale da parte della consulta; poi ci cimenta in qualche suo pezzo vecchio e nuovo, dando prova del suo inglese maccheronico e mostrando delle strane macchie rosse sul volto. Frasi fatte, populismo a palate, poca novità. Il succo di tutto il suo intervento è che viviamo in un mondo e in un periodo storico di merda. Grazie per avercelo ricordato.
Assolutamente sopravvalutato.

Passiamo ora in rassegna i cantanti e le canzoni in gara, seppure anche quest anno il livello sia molto basso. I temi sono tristi e malinconici, si va dal muto che non si riesce a pagare, agli amori finiti, dal senso inafferabile della vita, alla rabbia per il presente.
Andiamo per ordine.
DOLCENERA: canzone banale, bella voce, bocca troppo larga [voto 5]
SAMUELE BERSANI: borbottio indistinto. Devo riascoltare meglio il testo [N.C.]
NOEMI: il paragone con la Joplin mi sembra esagerato. Brava, intensa, ha stonato più del suo solito [voto 6]
FRANCESCO RENGA: solito e banale pezzo renghiano, rime scontate, stecche numerose, tonalite altissime. [voto 4]
CHARA CIVELLO: chi è costei? In realtà è una cantante formatasi al Berklee College of Music, scrive in inglese, canta anche in portoghese. Ovviamente in Italia è poco conosciuta. La sua voce è molto intensa, setosa, ma il testo di uno schifo assurdo (cito solo "prato di stelle" e "l'infinito nello sguardo", ma proprio no!). Inutile fare cenno a quella cara ma ormai desueta regola dell'accesso alla categoria Big! [voto: 5 e 1/2]
IRENE FORNACIARI: tornata direttamente da un viaggio a zingaropoli, ci porta una canzone scritta da Van de Sfros dai richiami silvestri e atmosferici. Inquetante la presenza di uccelli nel testo. Originale. Sarà pure raccomandata ma è brava. [voto 6 e 1/2]
EMMA: si sforza di fare l’impegnata e l’indignata, però canta bene e non stona [voto 6]
MARLENE KUNTZ: ok fate del rock, ma non si è capita una parola [voto 4 e 1/2]
EUGENIO FINARDI: crepuscolare, raffinato, dolce, intonato. Fa quasi tenerezza il vederlo alla ricerca del suo posto nel mondo. Uno dei migliori. [voto 7 e 1/2]
GIGI D’ALESSIO & LOREDANA BERTE': si tratta di un reato: circonvenzione d’incapace! Arrestateli, fermateli! Lui vestito da ragazzaccio di Scampìa, lei con due labbra che a fatica stanno su. [-]
NINA ZILLI: bella, intonata, altissima, adorabilmente retrò [voto 7]
PIERDAVIDE CARONE & LUCIODALLA: mi ha colpito molto questa struggente canzone d’amore per una prostituta. Non tutti gli Amici vengono per nuocere, ma il tocco del maestro si sente! [voto 7]
ARISA: dovrebbe chiedere al fidanzato di non scriverle più canzoni se l'ama davvero; però ha mostrato finalmente la sua melodiosa voce vera. [voto 6]
MATIA BAZAR: cambiano cantante con la stessa frequenza con cui si cambiano le mutande. Non mi convincono e soprattutto non sono più credibili [voto 5-]
L'imprevisto più grande della serata è stato il blocco del sistema che acquisisce i voti della giuria popolare. Ergo: stasera non è stato eliminato nessuno e domani si esibiranno di nuovo tutti e ne verranno eliminati 4 in una botta sola. Penoso, e il pubblico si ribella a questa decisione.
Dunque ricapitolando: populismo, disorganizzazione, guasti tecnici, grida, ribellione, tette, culi, satiriasi, incompetenza, labbra rifatte, duetti improponibili; impossibilità di comprare una casa, impossibilità di trovare il senso alla propria vita, impossibilità di assicurare un futuro al proprio figlio, impossibilità di accettare di stare invecchiando, impossibilità di sfamarsi; conforto nella fede, paura del domani, ma anche e soprattutto dell'oggi.
Sanremo è lo specchio dell'italianità.