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mercoledì 30 dicembre 2015

Un anno in 17 libri (e mezzo)

Mi ero ripromesso l'anno scorso di questi tempi che per il 2015 avrei tenuto una lista dei libri letti durante l'anno. Forse unico proposito mantenuto mi sono ritrovato ora a dare uno sguardo a quella lista appesa dietro la porta della mia stanza, di un appartamento in condivisione.

Scorrendo i titoli ho ripercorso le tappe di questo anno che volge al declino, facendo bilanci e aggiungendo propositi che presto finiranno nell'oblio della frenesia quotidiana. Quei libri mi hanno accompagnato sugli autobus e sulla metro prima di entrare al lavoro, concedendomi l'unica buona ragione per svegliarmi con la pioggia, col freddo o con 35 gradi per giungere alla mia detestata postazione. Mi hanno fatto compagnia, a volte, prima di addormentarmi dopo una giornata logorante il mio buonumore e la mia creatività. Sono stato in Turchia e in Canada, nelle foreste dell'Amazzonia e nei boschi dell'Aspromonte. Ho viaggiato da San Francisco a New York, da Londra a Parigi, ho iniziato nell'800 e sono arrivato ad oggi, avendo attraversato quasi due secoli con poche fermate di metro.


Rosso Istanbul di Ferzan Özpetek (Mondadori)
Regalatomi lo scorso Natale, libro leggero e autobiografico del regista turco, dal quale emergono numerosi passaggi e retroscena dei suoi emozionanti film. La storia d'amore per la sua città natale, della sua famiglia, dei suoi amori. Una Istanbul traboccante di colori e accesa di passione. La prosa un po' elementare di un autore non madrelingua (o di un editor dozzinale).
Ho imparato che ci sono amori impossibili, amori incompiuti, amori che potevano esser e non sono stati. Ho imparato che è meglio una scia bruciante, anche se lascia una cicatrice: meglio l’incendio che un cuore d’inverno.
Il vecchio che leggeva romanzi d'amore di Luis Sepúlveda (Guanda)
Acquistato usato su una bancarella, era un libro che mi ero sempre ripromesso di leggere, e per via del suo titolo accattivante, e perché lo aveva citato anni fa la mia tutor di un corso di Narrazione collettiva. Onestamente l'ambientazione e i temi trattati hanno un po' deluso le mie aspettative, ma di un forte legame d'amore effettivamente si parla: di quello fra l'uomo e la natura. Forse dovremmo leggerlo tutti per capire verso quale cataclisma ambientale ci stiamo conducendo, così come per riconsiderare fondamentale l'esperienza della lettura nella nostra vita.
Sapeva leggere. Fu la scoperta più importante di tutta la sua vita. Sapeva leggere. Possedeva l'antidoto contro il terribile veleno della vecchiaia. Sapeva leggere. Ma non aveva niente da leggere.

domenica 9 marzo 2014

Allacciate le cinture, torna il vecchio Ozpetek!

Dopo un insoddisfacente Magnifica presenza, torna l'Ozpetek che più mi piace, quello legato alle tematiche di Saturno contro o delle Fate ignoranti, dove si mescolano vita, dolore, felicità.
Sono andato a vedere Allacciate le cinture proprio il 6 marzo, la sera dell'uscita, ma senza grandi aspettative. Il cast mi aveva fatto presagire una svolta commerciale che non avrei potuto perdonare a Ferzan. Soprattutto la scelta di un tronista come protagonista l'ho trovata inaccettabile- Anche la locandina non m'ispirava granché. Eppure il film ha riservato grandissime sorprese.

Innanzitutto torna la luminosa e barocca Lecce di Mine vaganti, torna il dolore e la malattia, torna l'amore vero. Kasia Smutniak davvero molto brava; il tronista Arca, più cafone e buzzurro che non si può, risulta credibilissimo, proprio perché interpreta un tamarro, quindi se stesso (numerose sono le inquadrature del suo culo). I due si amano nonostante l'estrema diversità dei loro caratteri. Per tutto il tempo la mia bacchettonaggine radical chic mi ha fatto sperare che lei lo lasciasse, perché oggettivamente meritava di meglio. Ma l'autenticità di questo amore sopravvive ai tradimenti di lui e alla lunga malattia di Elena (Kasia), e questo fa ben sperare un po' tutti noi. Paola Minaccioni davvero esilarante, nonostante la tragicità del suo personaggio. Carla Signoris ed Elena Sofia Ricci, mezze sorelle, mezze amanti, davvero meravigliose. Superba anche Luisa Ranieri. Da non dimenticare la coinvolgente colonna sonora A mano mano, scritta da Cocciante e cantata da Rino Gaetano.

Una storia che parte dal 2000 e arriva fino a noi, vede nascere un progetto, un amore, un lento dolore, una grande forza. Ora Ferzan, ti chiedo solo di ripristinare le tue belle tavolate. Dopo di che siamo a posto!