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sabato 12 aprile 2014

Fuorisalone: 10 motivi per cui un italiano medio ci va


L'italiano medio aspetta con ansia il Fuorisalone, altrimenti detto Design Week, ma lui preferisce parlare in italiano, essendo tale. E' consapevole che si tratta di una manifestazione che dà lustro e turismo a Milano, e all'Italia tutta. Ovviamente non va al Salone del Mobile vero e proprio, quello di Rho Fiera, "ci mancherebbe che vado a vedere cessi e lavandini, mi è già bastato la Fiera dell'Artigianato di dicembre".

Un italiano medio va al Fuorisalone di Milano per i seguenti e comprovabili motivi:
  1. Per mangiare gratis
  2. Per bere gratis
  3. Per rimorchiare
  4. Perché costretto dal partner
  5. Perché abita in una traversa di Via Tortona per cui non riesce a prendere sonno
  6. Per fare foto e pubblicarle su Instagram (e contemporaneamente su Facebook,Twitter e Pinterest)
  7. Perché doveva portare fuori il cane (dal salone)
  8. Per prendere spunto per una sua personale
  9. Per fingersi un intenditore di qualcosa (almeno per un giorno)
  10. Per mangiare e bere gratis
Che tu ti senta un hipster, un alternativo, un fashion designer, un designer, uno stylist, un fotografo, un giornalista, un intenditore, devi accettare che prima di tutto sei un italiano medio. 
Per questo motivo
  1. Cercherai invano d'imbucarti negli aperitivi, ma ti sentirai rispondere che è una festa privata e si entra solo su invito;
  2. Cercherai di bere a scrocco ma o durante la fila sterminata vieni calpestato e ucciso da intenditori di design più motivati di te, oppure non troverai nemmeno una Red Bull di merda o uno Spritz annacquato;
  3. Ti metterai in tiro e ti esporrai sul banco della carne, perché di manzotin in giro ce n'è tanta in quei giorni: peccato che siano tutti impegnati a farsi i selfie e ad annuire fingendo interesse per una bottiglia di plastica verniciata di fucsia;
  4. Il tuo partner ti costringerà a seguirlo per vie caotiche e stracolme di gente, ma poi cercherà di convincerti che non ti piacerà un granché e che è meglio che tu resti a casa. Per poi scriverti che non è giusto che non voglia mai assecondare le sue passioni;
  5. Credevi di essere stato fortunato a trovare quel bilocale in via Bergognone e invece ti becchi gli intenditori ubriachi del Fuorisalone. Sia quelli che vengono da Via Tortona sia quelli che vengono da Via Savona; 
  6. Sarai tutta la sera con lo smartphone in mano a non comprendere perché nessuno metta Mi piace alle tue foto;
  7. Non avresti mai voluto che il tuo cane pisciasse nel tuo salone Ikea, nuovo di zecca, pratico e moderno;
  8. Hai sempre avuto velleità artistiche e fai foto alle cose più assurde dicendoti "Va beh, questo lo posso fare anch'io!"
  9. Continuerai a guardare spalancando la bocca con aria meravigliata e ad scuotere il capo, facendo trapelare dal tuo sguardo il fatto che hai colto gli intenti dell'artista;
  10. Una domanda continua a tormentarti per tutta la serata: chi cazzo ha messo in giro la voce che al Fuorisalone di Milano ti abbuffi e ti ubriachi gratis? Perché vorresti trovarlo e pestarlo a sangue.
In tutto ciò se sei un italiano medio che di giorno lavora ed esce dall'ufficio mettiamo alle 19, sappi che il Fuorisalone non fa per te: o ti prendi una settimana di ferie oppure sii preparato perché alle 19 molti showroom chiudono, ed entro le 22 finisce tutto e c'è solo gente che entra ed esce da luoghi a caso, senza vedere nulla. Anche durante la fantomatica notte bianca. 
"Perché nessuno mette il Like?"
"Questa posso farla anch'io, che ci vuole?"
"Io francamente annuisco!"

venerdì 27 dicembre 2013

Fenomenologia del cinepanettone (a trent'anni da Vacanze di Natale)

Per le vicissitudini della vita, anche quest'anno sono tornato nella terra natia in pullman. Un interminabile viaggio di 14 ore. Odissea che, puntualmente, gli autisti dell'illuminata compagnia di trasporti interregionale cercano di rendere più leggera propinando, a già nervosi viaggiatori, film di dubbio intrattenimento. 

Nel 99% dei casi si tratta di un becero cinepanettone natalizio (categoria in cui per estensione faccio rientrare tutti i film dei confratelli Zalone et Soliti Idioti et gli ultimi con Raul Bova/Gassman/Bisio/Siani, che in ogni caso per me rientrano nella stessa categoria). Per cui posso considerarmi un discreto conoscitore della tipologia cinematografica.


Proprio trent'anni fa, il 23 dicembre 1983, andò in onda il primo film di questa lunga, brillante (?) e fortunata serie. Si trattava di Vacanze di Natale, destinato a incassare tre miliardi di lire al botteghino. Quel film metteva in scena maschere ed esasperazioni del borghese/parvenu degli anni Ottanta, coi suoi vizietti, con la sua ignoranza, con la sua parlata, coi suoi desideri di scalata sociale. Stereotipi, pregiudizi e modi di pensare tipicamente italiani infarcivano il tutto, insieme a culi e tette sparsi a caso.


Da allora sono passati 3 decenni, la società è mutata, le classi sociali pure, ma il modo di pensare italiota che traspare dai film resta. Anzi, in seguito all'impoverimento socio-economico e istituzionale, si è abbrutito fino all'esasperazione. Lo spettatore che andava a vedere Vacanze di Natale si riconosceva certamente in alcuni stereotipi ma sapeva di essere superiore a ciò che stava guardando.

Col passare degli anni i cinepanettoni si sono moltiplicati, i registi che hanno abbracciato il "genere" aumentati (Vanzina, Parenti e un più recente nonché odioso Brizzi), gli attori (falliti) che hanno trovato una fonte di guadagno facile triplicati (dai classici Calà, Boldi&De Sica fino agli irritanti Francesco Mandelli e Fabrizio Biggio, o Zalone, re degli incassi) fino a che la società che prendevano in giro è divenuta la società stessa. Coloro che vanno a vedere il film diventano improvvisamente attori di una commedia che coincide con la vita reale. Il pubblico non ride più degli attori ma con loro, ammirandone – nemmeno troppo in segreto – la volgarità ostentata e prendendo esempio, emulandone comportamenti e modi di pensare.

Qualunquismo, populismo, omofobia, leghismo, sessismo, razzismo, faciloneria, carenze linguistiche: questi sono i regali che ci portano i cinepanettoni. La cosa più grave è che lo spettatore medio si nasconde dietro un "Lo vado a vedere per staccare la mente per due ore" o "Mi faccio solo due risate, che male c'è?", e non sa che quella testa sarà sempre meno in grado di farla girare correttamente.

A chi risponde così dico: guardati quel piccolo gioiellino di realismo che è Parenti serpenti di Monicelli. Tanto tradimenti, ignoranza, omosessualità latente e tradizioni natalizie ce ne sono a bizzeffe, solo che trattati con classe. La differenza tra un cinepanettone alla portata di tutti e un capolavoro di semplicità divenuto un cult sta proprio in questo.