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martedì 24 giugno 2014

La statua del santo patrono barcolla per le vie del paese

Sono ormai diversi anni che manco a un appuntamento che, in ogni paese di provincia che si rispetti, è considerato quasi il momento più importante dell'anno: la festa del santo patrono. Anni di studio prima e di lavoro ora mi hanno portato a essere assente nel giorno tanto solenne. Perché sì, io sono uno di quelli che ha scelto la via della partenza, dell'abbandono, della "diserzione davanti al nemico" per dirla con Sciascia.

Saranno ormai passati dieci anni dall'ultimo 24 giugno. Ma alla mente affiorano i ricordi di un'altra età: quella dei pinocchietti dai colori improponibili, della processione nelle strade più strette, dei petali di rosa sulla statua del santo, delle lacrime di alcune vecchie che lo aspettavano sull'uscio di casa, quella in cui la banda musicale suona sempre la stessa marcia, quella dei pranzi buoni "perché oggi è festa", quella delle giostre luride, proibite e terribilmente affascinanti, quella delle luminarie sgargianti; quella del concerto del "complesso" più sconosciuto sulla faccia della terra, quella delle buste per le offerte del santo per pagare il "complesso", quella del passeggio senza scopo su e giù per il corso perché il "complesso" è per i vecchi.