Visualizzazione post con etichetta renzo bossi trota. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta renzo bossi trota. Mostra tutti i post

lunedì 13 ottobre 2014

Il Trota si dà all’agricoltura, era ora di piantarla con la politica

“Mi trasferisco in campagna e coltivo il mio bell’orto!”. Alzi la mano chi non ha pronunciato almeno una volta questa frase al termine di una giornata stressante. Ma la sostanziale differenza sta tra chi lo dice e basta e chi lo fa veramente. L’impavido novello contadino di cui vi stiamo parlando è Renzo Bossi, pupillo di Umberto e designato a diventare il suo successore alla guida del Carroccio.

Per questo motivo gli venne fatto ripetere per tre volte l’anno della Maturità, per assorbire maggiormente tutti i concetti studiati e per coronare il percorso di formazione, come tutti i rampolli dei senatùr, venne mandato a studiare all’estero. Oxford, Yale, Harvard. No, per il Trota venne scelta Tirana. La privata e prestigiosa Università Kristal però stranamente non ebbe l’onore di vedere il giovane Bossi tra i banchi della Facoltà di Economia. Tant’è.


Contemporaneamente agli studi inizia il suo cursus honorum: prende la tessera della Lega nel 2009 e già nel 2010 è eletto per acclamazione delle guardie pretoriane nel Consiglio Regionale della Lombardia. I tre anni canonici di anzianità, previsti dal regolamento interno al partito prima di una candidatura, probabilmente gli furono abbuonati con quelli della Maturità.

La sua ascesa politica subì un’importante battuta d’arresto quando venne coinvolto nell’inchiesta giudiziaria sull’appropriazione indebita dei rimborsi elettorali della Lega. Lì finalmente pronunciò il discorso che passò alla storia come il “Discorso del Trota” e che rappresentò la svolta green della sua vita: “Ura vò en campania a zapà el mio bell'ort!” (taluni narrano che per sottolineare il concetto e renderne più vivida l’immagine aggiunse “Come un terùn!”, ma non ci sono fonti che lo testimoniano).