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mercoledì 21 gennaio 2015

Il codice d'onore dei tamarri (e delle loro barbie al seguito)

Ieri sera ero in palestra, nella zona dei pesi, dove si aggiravano omaccioni scollacciati e sudati pronti a dar prova dei loro muscoli e della loro forza.
Non starò qui a giustificare il perché che mi trovassi anch'io lì, in una palestra, nella zona pesi invece che stare a casa a mangiare parmigiana di melanzane. Certe insinuazioni sulla mia forma fisica fatele nel vostro paese.

Sta di fatto che ho assistito a un regolamento di conti fra tamarri. Con tanto di pisciatina di delimitazione territoriale. Perché dovete sapere che esiste un preciso codice d'onore fra i tamarri, sollevatori di pesi e non. Un codice non scritto ma che pare di valenza universale.

I fatti sono abbastanza semplici nella loro ferinità.
Personaggi
Tamarro A, ragazzetto indisponente ma non eccessivamente rozzo (che avresti pure potuto scambiare per uno studente universitario) si accosta a una macchina per fare il suo esercizio.
Tamarro B, Mastrolindo con tanto di orecchino, pelata, muscoli, ma con barbone e tatuaggi fino alla testa e anche in viso, afferma che la macchina la stavano già usando lui e la sua ragazza.
Barbie, bassina e magra, bella ed elegante, bionda e con un top che lascia scoperto l'addome piatto.
Muta.

Scambio di distici elegiaci fra Tamarro A e B: "C'ero prima io", "Credevo fosse libero". "Impara a vivere". "Io so vivere". Un po' di educazione". "Io sono educato". "Stai zitto!". "Perché devo stare zitto?"."Vai a farti la doccia vai". "La doccia la faccio quando ho finito".
La Barbie muta.

Arrivo del Tamarro C, lo scagnozzo del Tamarro B, che si piazza a un palmo dal naso di Tamarro A pronunciando versi in dialetto pugliese che intimavano al ragazzo di tacere. Io ho capito solo qualcosa come "Sciamune, sciamune, lu sule, lu mare e lu ientu". Non mi sembrava che Tamarro A avesse parlato molto più del Tamarro B, ma si vede che nel codice d'onore chi prende per primo la parola ha diritto anche di avere l'ultima.