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sabato 19 settembre 2015

La "profezia" di Italo Calvino


Nel mese di settembre di 30 anni fa la morte, con cinico tempismo, non permise a Italo Calvino di tenere il suo ciclo di sei lezioni presso l’Università di Harvard, passate poi alla storia come Lezioni Americane. Correva l’anno 1985. La sesta lezione era ancora in fase di progettazione, le altre ben imbastite e pronte per lasciare senza fiato il mondo accademico e umanistico. Il suo intento principale era quello di mettere nero su bianco i canoni fondanti la letteratura del terzo millennio e contestualmente cercare d’interpretare il cambiamento epocale che stavano subendo i media e la comunicazione. E parlando di letteratura parla anche di questi. Il web era lontano, i social media inconcepibili e ancora nei cinema si fumava. Ma con i suoi canoni Calvino, oltre a indicare la strada verso l’unico tipo di letteratura per lui perpetrabile, è stato in grado di predire funzionalità ed essenza di Twitter. Perché in fondo un tweet è un racconto (breve).

Comincia con la leggerezza, il primo e più importante dei canoni da lui rintracciati, intesa come sottrazione di peso, di tutto ciò che risulta superfluo. Una particella leggera e quasi invisibile che si contrappone alla pesantezza del mondo grave e circostante. E cos’è un tweet se non una leggera e necessaria trasposizione di un mondo pesante e gravido di fisicità. Un tweet è un brevissimo racconto a cui è stato tolto tutto il peso accessorio.

E qual è una delle caratteristiche che determinano l’efficacia o il fallimento di un tweet se non la rapidità?  Far presa immediata sul lettore è indispensabile: nella felice riuscita dell’espressione verbale risiede l’importanza del secondo canone, nella “frase in cui ogni parola è insostituibile, dell’accostamento di suoni e di concetti più efficace e denso di significato” (LA 56).

venerdì 2 gennaio 2015

Delle espressioni più odiose del 2014 e altre lagne

Caro 2015, mi rivolgo direttamente a te che sei nato da poche ore in una fredda capanna al freddo e al gelo. Non ho la minima idea di che cosa tu abbia messo in conto per noi per i prossimi 365 giorni, però, nell'eventualità, mi permetto di darti qualche dritta. Giuro che non ti ammorberò con la mia lista di buoni propositi, o con quella dei film più belli dell'anno o con patetici bilanci consuntivi. In questi giorni di consunta c'è solo la mia bilancia, che implora pietà e scricchiola ad ogni nuovo sovraccarico.

Per questo nuovo anno, caro 2015, avrei necessità che abolissi alcuni modi di dire (visto che mi sembra troppo chiederti di abolire le persone che ne fanno uso, seppur non mi dispiacerebbe).

2015 bello, potresti gentilmente far scomparire dalla faccia della terrà tutti coloro che usano impropriamente PIUTTOSTO CHE? Poi ci sarebbe anche da dare una randellata nei denti a tutti quei sedicenti giornalisti che utilizzano - novità 2014 - l'espressione BOMBA D'ACQUA. Vorrei che facessi del male a chi dice che dobbiamo TROVARE UNA QUADRA, seppur mia nonna sosteneva che chi nasce tondo non può morire quadro.

Poi vediamo: potresti portarti via ESCALATION, EXPLOIT, TOP, GLAMOUR, SELFIE, TRENDY e FOOD? Ti regaliamo anche l'accento di po' e l'apostrofo di qual è! Se non ti è di troppo disturbo mi piacerebbe che facessi cadere le dita a chi mima gli apici pronunciando la parola "TRA VIRGOLETTE" e a chi inizia uno status su facebook con "E POI BOH..." oppure con "E NIENTE...", o lo conclude con un riprovevole "CIAONE!".

Caro 2015, giuro che sono quasi in conclusione: non è che potresti porre fine ai giorni di chi abusa di "COME SE NON CI FOSSE UN DOMANI", giusto per legittimare la sua espressione, non per odio ingiustificato.