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martedì 18 agosto 2015

Ma noi senza "libri gender" come siamo cresciuti?

Dopo che anche Sir immensità baronetto Elton John si è scagliato su Istagram contro il sindaco di Venezia Brugnaro e la sua sciocca decisione di eliminare dalle scuole della laguna due libri per bambini che raccontano di famiglie omogenitoriali felici, forse è arrivato il momento di fermarsi un attimo a riflettere.


Che i nostri amici sentinelle continuino a leggere in piedi, sotto le intemperie, quello che ritengono opportuno (e qua vi avevo svelato i 5 libri più letti dalla Sentinelle in piedi); che vescovi e cardinali continuino a parlare di sconfitte per l'umanità; che giovanardi vari alzino la voce e metteirenzi qualunque abbassino la testa; che migliaia di persone partecipino ai family day e combattino contro i mulini del gender; che dolci&gabbani ritraggano pure le loro parole contro i bambini sintetici: fatelo, faccetelo, facciatelo, che lo faccino.

Il passaggio su cui vorrei soffermarmi è un altro: la mia generazione cresciuta senza "libri gender" è venuta su meglio? Non so se ci avete fatto caso ma nei libri di favole e fiabe che ci hanno propinato da poppanti plasmabili e influenzabili (così come in tutti i lungometraggi che ne sono stati tratti) non ce n'era quasi uno basato su "famiglie tradizionali".

Pinocchio aveva solo il povero mastro Geppetto, ma questo non ha evitato che il libro di Collodi rappresentasse un testo scolastico semi-obbligatorio per quasi un secolo. Cenerentola e Biancaneve delle matrigne che le facevano sgobbare come sguattere, Ariel la Sirenetta solo il padre, Dumbo e Bambi, va beh, poveri cristi; Belle solo il padre, così come Pocahontas e Jasmine. Potrei continuare ancora per molto.