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domenica 14 febbraio 2016

#Sanremo2016: bilancio del festivàl degli alieni, del peccato e del rispetto

Inutile girarci attorno: il Festivàl è stato vinto dagli unici concorrenti a non aver mai indossato un accessorio arcobaleno. GOMBLOTTO!

Gli Stadio hanno fatto incetta di premi, dalla migliore musica, al premio della sala stampa, seppur il mio omonimo cantante non avesse un filo di voce. Ammetto che ho apprezzato la tenerezza di questo brano, ma tanto fra una settimana nessuno lo ricorderà e tutti canteremo Arisa o Alessio Bernabei.
stadio sanremo 2016
Fuck Bernabei!
D'accordissimo con la classifica dei primi esclusi, sono rimasto completamente basito nel vedere Dolcenera, Noemi, Arisa, così in basso e in alto gente come Fragola, Ruggeri e Tutankamon Pravo.

Ma vabbè il Gomblotto di Mamma Rai ha colpito, sotto il segno della sicura e protettiva tradizione democristiana. Sta di fatto che nonostante il monologo tradizionalista e sessista di Enrico Brigano, nonostante l'orsetto Toti che vuole indietro i Marò, nonostante Hozier liquidato senza nemmeno un "the pen is neal the window", nonostante a Elton John siano state fatte domande solo sulla sua beneficenza mentre lui era intento a scaccolarsi, nonostante a Nicole Kidman, madre che è ricorsa alla gestazione per altri, sia stato chiesto come ama piantare le verdure, nonostante a Roberto Bolle siano stati regalati dei fiori maschili (guai a mettere in discussione la sua virilità), nonostante Renato Zero abbia parlato di come sia bello commentare il prezzo dei ravanelli con le sciure al supermercato, e si sia riferito ai gay col termine alieni, questo di fatto sarà ricordato come il festivàl più gay-friendly della storia.

mercoledì 10 febbraio 2016

#Sanremo2016 - 1° serata: nastri arcobaleno, grammy e l'intransigenza di mamma Rai

E anche quest'anno è arrivata la tanto attesa settimana del festivàl di Sanremo. Anticipato da un'anteprima in stile X Factor, la 66°edizione del Festivàl della canzone italiana si apre sulle doverose note di Starman di David Bowie. Meno doveroso mi è parso il fatto che Carlo Conti si sia definito anche lui uno Starman. Carlè, come ha fatto notare qualcuno, al massimo sei un buco nero. Ma andiamo con ordine.

Carletto è attento e disciplinato, un vero mattatore dei palcoscenici, che sia quello di Tale e quale show, che sia quello dei Migliori anni, lui deve portare a casa il suo compitino ben fatto (come dicevo già l'anno scorso). Per cui niente chiacchiere, né frasi di circostanza: la gara entra subito nel vivo, grazie alla conduzione robotica di Carletto nazionale. E in questi momenti ci manca sempre un po' Pippo, salvatore di aspiranti suicidi.

Lorenzo Fragola: si presenta con un pezzuccio trito e ritrito, con cui sembra chiedere finalmente scusa a quella povera crista della fidanzata che ha mollato dopo la vittoria di X Factor. Specifiche tecniche: quando fa gli acuti sembra il clacson di uno scuolabus.

Arriva la Madeleine proustiana, non dalla Francia ma direttamente dalla Romania, dopo essersi messa in mostra grazie alla passer-ella nella piscina di Sorrentino. Addobbata con un tappeto sotratto alla camera ardente di Moira Orfei, comincia a declamare a memoria i ringraziamenti doverosi. E infine ci narra il suo lessico famigliare, fatto di un padre che dormiva e di lei e la madre che furtivamente guardavano Sanremo, dall'altra parte dell'Europa: oh, ma com'è sta cosa che tutte ste straniere da piccole erano appassionate della kermesse nazionalpopolare italica?

Noemi: la nostra rossa preferita si catapulta sul palco, dimenticando le tette in camerino. Ma per fortuna non il nastro arcobaleno con il quale sfida la censura di mamma (non surrogata) Rai e sostiene pacificamente le unioni civili. Canzone tenue e delicata, a primo impatto mi piace ma vorrei riascoltarla. Le perdoniamo le stonature solo per aver concluso con il celeberrimo "sta senza pensieri".

La rossa Noemi in arcobaleno
Arriva la bella e talentuosa Virginia Raffaele, nei panni di Sabrinona nazionale e comincia a far sudare Carletto pronunciando la parola gay.

martedì 18 agosto 2015

Ma noi senza "libri gender" come siamo cresciuti?

Dopo che anche Sir immensità baronetto Elton John si è scagliato su Istagram contro il sindaco di Venezia Brugnaro e la sua sciocca decisione di eliminare dalle scuole della laguna due libri per bambini che raccontano di famiglie omogenitoriali felici, forse è arrivato il momento di fermarsi un attimo a riflettere.


Che i nostri amici sentinelle continuino a leggere in piedi, sotto le intemperie, quello che ritengono opportuno (e qua vi avevo svelato i 5 libri più letti dalla Sentinelle in piedi); che vescovi e cardinali continuino a parlare di sconfitte per l'umanità; che giovanardi vari alzino la voce e metteirenzi qualunque abbassino la testa; che migliaia di persone partecipino ai family day e combattino contro i mulini del gender; che dolci&gabbani ritraggano pure le loro parole contro i bambini sintetici: fatelo, faccetelo, facciatelo, che lo faccino.

Il passaggio su cui vorrei soffermarmi è un altro: la mia generazione cresciuta senza "libri gender" è venuta su meglio? Non so se ci avete fatto caso ma nei libri di favole e fiabe che ci hanno propinato da poppanti plasmabili e influenzabili (così come in tutti i lungometraggi che ne sono stati tratti) non ce n'era quasi uno basato su "famiglie tradizionali".

Pinocchio aveva solo il povero mastro Geppetto, ma questo non ha evitato che il libro di Collodi rappresentasse un testo scolastico semi-obbligatorio per quasi un secolo. Cenerentola e Biancaneve delle matrigne che le facevano sgobbare come sguattere, Ariel la Sirenetta solo il padre, Dumbo e Bambi, va beh, poveri cristi; Belle solo il padre, così come Pocahontas e Jasmine. Potrei continuare ancora per molto.