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giovedì 15 giugno 2017

L’angelo custode è un trapezista

Un forte odore di trifoglio e rosmarino si spande sul limitare di una giornata rovente: è la fragranza che le stelle cadenti portano nella notte di San Lorenzo fino alle narici dei sette protagonisti dell’ultimo romanzo di Domenico Dara – Appunti di meccanica celeste (Nutrimenti), candidato allo Strega 2017 – intenti a esprimere desideri senza esserne troppo convinti. 


Sette anime sperse nel comune reale e insieme immaginario di Girifalco, provincia di Catanzaro, noto solo per il suo manicomio. Lì viveva anche il postino di Breve trattato sulle coincidenze (esordio di Dara e finalista al Calvino 2013) che sbirciava tra le lettere di compaesani e, forte di una innata dote calligrafica, spesso ne modificava il destino. Conosciamo Lulù, il pazzo buono che “suona le foglie” nella perenne attesa della madre che lo porti via dal manicomio; Archidemu il filosofo stoico, turbato a vita dalla sparizione nel nulla di un fratellino e Venanzio, il sarto epicureo che creduto “ricchiuna” sfoga la sua abbondante ars amatoria con tutte le donne del paese, senza mai riuscire ad amarne una; poi ci sono Cuncettina “a sicca”, che vive la sua sterilità come una condanna sociale (acuita attraverso la lente di una non codificata depressione) e il piccolo Angelino “u biondu”, che invece il padre non l’ha mai conosciuto e, come Rosso Malpelo, si attira l’odio e gli scherni dei compaesani per una cioccia di capelli bianca; infine Malarosa, la cattiva, che spende le sue giornate tra le puntate di Beautiful e le maledizioni verso colei che le ha rubato l’unico pretendente della sua vita, Rorò “la venturata”, unico personaggio baciato dal fato che s’immolerà, inconsapevolmente, per la fortuna di qualcun’altra. 

lunedì 2 dicembre 2013

Scatola nera di Jennifer Egan: l'io narrante diventa io tweettante

Ci si accosta a questo libro con aria sospetta e furtiva. La twitteratura a volte può essere estremamente fallimentare. Ma non è il caso dell'esperimento letterario della canadese Jennifer Egan, Scatola Nera, che invece va nella giusta direzione.

Un intero libro strutturato da un susseguirsi di brevi frasi di 140 caratteri al massimo, tweet appunto, a primo impatto potrebbe spaventare. O per lo meno creare perplessità. Ma non appena si dà il via alla lettura, il ritmo cadenzato e lieve conduce fino alla fine del libro alla velocità di un sospiro. In alcuni tratti il ritmo assume quasi la musicalità di un verso latino.

Dissoltisi i dubbi stilistici si entra in una storia di spionaggio tra il surreale e il fantascientifico: quella di un'eroina volontaria impegnata in una missione segreta per il suo paese, l'America. E così i tweet cominciano a configurarsi come istruzioni impartite da un io-comandante esterno a un agente-subordinato:  l'io narrante si trasforma in un io tweettante, sovvertendo tutte le categorie narratologiche. Questo non è solo un impassibile superiore che dà ordini, ma più volte si trasforma anche in un fine conoscitore dei pensieri e delle emozioni della volontaria, la Bellezza, specie quando questa vive situazioni di pericolo estreme. Riesce così a entrare nella sua psiche e confondersi direttamente con lei e coi suoi pensieri. 

E finisce che spesso e volentieri l'io tweettato e l'io tweettante si confondono e s'interscambiano.
Per cui si susseguono anche tweet sulla storia personale e privata della protagonista, si scandaglia il suo animo e si palesano le sue paure; si prevedono addirittura sue mosse e s'interpretano suoi possibili scatti.
Una madre bugiarda, un padre famoso ma mai conosciuto, un marito amato ma lontano...

La pregnanza delle frasi a volte sconvolge e ci si chiede come possano rientrare in uno stramaledetto e brevissimo tweet. Eppure ci stanno. Ci rientrano tutte. Ho fatto la prova.

Sarò pazzo? Non meno della Bellezza. E di Jennifer Egan.

[Questa recensione è stata inserita nella rassegna stampa del libro all'interno del sito di minimum fax. Un grazie particolare va alla redazione. E anche a chi me lo ha regalato!]

sabato 21 settembre 2013

Recensione di Le rencontres d'après minuit di Yann Gonzalez

La mia recensione, apparsa su MyMovies.it, di Le rencontres d'après minuit di Yann Gonzalez, vincitore del Milano Film Festival 2013 come miglior lungometraggio.

"Fate sesso in memoria di me"


Un trio, che nelle pose ricorda The Dreamers di Bertolucci, apre il film e ci accoglie nella sua dimora adibita a orge notturne. Arrivano gli amanti della notte, la Cagna, lo Stallone, l'Adolescente e la Star, pronti a vivere un'intensa esperienza sessuale. A turno cominciano a denudarsi e a disvelare le loro anime. Si scontrano ingenui sentimenti pansessuali, con fredde solitudini: si scandaglia una vita che appare meschina ed egoista che ci priva delle nostre passioni (lo Stallone in realtà si sente un poeta), ci strappa ai nostri cari (la cagna è orfana di madre), ci conduce a scontri generazionali irreparabili (l'Adolescente è scappato di casa), ci offusca la mente (la Star, novella Giocasta, ha un incestuoso rapporto col proprio figlio, da cui poi è abbandonata). 
Il clima diventa caldo, ma ancora più infuocate sono le anime dei protagonisti che in quella notte si sentono in pace col mondo e forti solo gli uni accanto agli altri. Viene svelata anche la storia dei tre ospiti che - tra ombre sfocate proiettate nell'aldilà, culti misterici, accenni satanici, scene degne di Amore e Psiche - capiamo essere immortali e inseparabili. 
Ma i continui richiami dall'oltretomba strapperanno l'apollineo e bellissimo Mathias dalle braccia dell'amata Alì e del loro servitore Udo. Solo dopo il contatto diretto con la morte, i personaggi capiscono di essere perfetti lì e in quell'istante e si abbandonano al sesso come unica forma di riappacificazione col mondo e con loro stessi. Le bocche, le lingue, i corpi si sfiorano e si toccano ardentemente, rendendo possibile la fusione tra più anime: sullo sfondo il sacrificio, in chiave cristiana, di Mathias: morto per risorgere in loro. 
Forse il film vuole farci riflettere sull'insensatezza della vita eterna: infatti la comunione dei protagonisti cesserà con le prime luci dell'alba. Ma il finale ci lascia in sospeso e l'interrogativo resta. 
Le allusioni, il non detto più che il detto, le musiche elettroniche, le scenografie, i dialoghi sagaci, fanno di Le rencontres d'après minuit un trionfo del sesso, della libido, della sensualità (ben lontano dal porno e dalla sua finitezza). La bravura di Yann Gonzalez sta proprio nel saper tendere forte il filo dell'erotismo senza farlo mai spezzare. I richiami e le citazioni sembrano tanti, da Alice nel paese delle meraviglie al Rocky Horror Picture Show, dal surrealismo di Gondry e alle scenografie di von Triers.

Interpreti: Kate Moran, Niels Schneider, Fabienne Babe, Eric Cantona, Nicolas Maury, Alain Fabien Delon, Béatrice Dalle, Jean-Christophe Bouvet, Dominique Bettenfeld, Julie Brémond, Pierre-Vincent Chapus, Frédéric Bayer Azem, Louis-Orfeo Marin.