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venerdì 1 settembre 2017

Trent'anni e non sentirli - [Vita e morte delle aragoste]

Antonio e Vincenzo Teapot si frequentano dal liceo, poi diventano coinquilini a Roma negli anni dell'Università, fanno il classico viaggio in Spagna a base di sangria, Licor 43 e botellon, condividono amici e fidanzate, eppure non sanno niente l'uno dell'altro.

Vita e morte delle aragoste, Nicola H. Cosentino

Un po' come Elena Greco e Lila Cerullo, Antonio vede Vincenzo attraverso la lente dell'ammirazione incondizionata ma quest'ultimo non sembra farci caso, impegnato com'è a evitare il fallimento nella vita. Vincenzo (una specie di Palomar calviniano degli anni 2000) è talmente idealizzato da Antonio, che quest'ultimo si compiace pure della sua bellezza.
Fanno parte di una generazione di borghesi senza grossi problemi economici, ma con evidenti difficoltà a interpretare la vita. Nel racconto a ritroso e disordinato della loro amicizia, Antonio, che narra, si ricorda che Dragonstea Din Tei suonava in un preciso momento, che qualcuno possedeva un Nokia 7230, che lui fumava solo Lucky Strike in un dato periodo. Negli anni si passa, con esattezze geografiche e cronologiche, dall'aeroporto di Lamezia Terme a Siviglia, c'è la Sila e Firenze, ci sono le strade di Roma e i viaggi in car sharing e Italo. 

giovedì 15 giugno 2017

L’angelo custode è un trapezista

Un forte odore di trifoglio e rosmarino si spande sul limitare di una giornata rovente: è la fragranza che le stelle cadenti portano nella notte di San Lorenzo fino alle narici dei sette protagonisti dell’ultimo romanzo di Domenico DaraAppunti di meccanica celeste (Nutrimenti), candidato allo Strega 2017 – intenti a esprimere desideri senza esserne troppo convinti. 


Sette anime sperse nel comune reale e insieme immaginario di Girifalco, provincia di Catanzaro, noto solo per il suo manicomio. Lì viveva anche il postino di Breve trattato sulle coincidenze (esordio di Dara e finalista al Calvino 2013) che sbirciava tra le lettere di compaesani e, forte di una innata dote calligrafica, spesso ne modificava il destino. Conosciamo Lulù, il pazzo buono che “suona le foglie” nella perenne attesa della madre che lo porti via dal manicomio; Archidemu il filosofo stoico, turbato a vita dalla sparizione nel nulla di un fratellino e Venanzio, il sarto epicureo che creduto “ricchiuna” sfoga la sua abbondante ars amatoria con tutte le donne del paese, senza mai riuscire ad amarne una; poi ci sono Cuncettina “a sicca”, che vive la sua sterilità come una condanna sociale (acuita attraverso la lente di una non codificata depressione) e il piccolo Angelino “u biondu”, che invece il padre non l’ha mai conosciuto e, come Rosso Malpelo, si attira l’odio e gli scherni dei compaesani per una cioccia di capelli bianca; infine Malarosa, la cattiva, che spende le sue giornate tra le puntate di Beautiful e le maledizioni verso colei che le ha rubato l’unico pretendente della sua vita, Rorò “la venturata”, unico personaggio baciato dal fato che s’immolerà, inconsapevolmente, per la fortuna di qualcun’altra. 

venerdì 22 gennaio 2016

La vittoria dei libri di carta?

Imperversa la battaglia tra carta e digitale, ma il vero problema è che si legge sempre meno. Grazie a nuove contaminazioni tra carta e digitale il mercato può riprendersi, come dimostra l’ottima salute di cui godono i libri usati e le librerie indipendenti.

Uno scorcio della libreria indipendente "Gogol & Company", Milano
Poche settimane fa circolavano numerosi articoli, seguiti da una festante raffica di condivisioni sui social, che decretavano la rinascita dei libri di carta e il declino inarrestabile dei libri in formato digitale. Tutto il polverone mediatico che ha messo al rogo i libri digitali (prima o poi sarebbe dovuto toccare anche a loro), si è sollevato dall’annuncio di James Daunt, l’amministratore delegato di Waterstones (la più grande catena di librerie del Regno Unito) che ha dichiarato alla rivista The Bookseller: “Le vendite dei Kindle continuano a essere pietose, quindi li stiamo togliendo dagli spazi espositivi nei negozi”, sostituendoli con libri cartacei. Stessa cosa è successa nelle librerie Blackwell, altra importante catena anglosassone. Ma se i feticisti della carta credono di poter cantare vittoria per questo, stanno commettendo un errore di metodo: vendere meno e-reader non vuole dire vendere meno e-book (è ancora lunga anche la battaglia terminologica). I possessori di e-reader non lo cambiano ogni volta che acquistano un libro digitale; senza contare che la fruizione di questi passa anche per i tablet, gli smatphone e i PC

Negli Usa qualcosa però sta succedendo davvero: le vendite degli e-book sono calate del 10% rispetto all’anno prima, come segnala il rapporto 2015 dell’Association of American Publishers. È lecito credere che anche l’Italia seguirà questo trend fra qualche anno (considerando il ritardo dell’introduzione degli e-book rispetto al mondo anglosassone e americano). Di contro però i libri digitali nel nostro Paese godono di discreta salute. 

martedì 31 marzo 2015

"Nel male c'è sempre una causa" - Anime Nere al Book Pride

Un'emozionante mattinata in compagnia di Gioacchino Criaco al Book Pride di Milano, per presentare al pubblico eterogeneo e numeroso di questa prima, originale fiera dell'editoria indipendente, il suo best seller Anime Nere (ve lo anticipavo qui).



Ci sono storie che s'intrecciano con la realtà e realtà che sembrano talmente inverosimili da sembrare favole. Leggerne, discuterne, scriverne, approfondire, può servire a capire meglio.

"Mi premeva indagare sulle ragioni del male, non perché il male ha ragione, ma perché nel male c'è sempre una causa" (G. Criaco)

Ecco qualche foto e i primi 10 minuti dell'intervista (sì lo so, qui ero molto emozionato, ma poi mi sono sciolto e alla fine sono venute anche 4 sciure milanesi a farmi i complimenti! :-)). Ringrazio ancora Rubbettino Editore per avermi invitato.

[Tutti i post che ho scritto su Anime nere]