Antonio e Vincenzo Teapot si frequentano dal liceo, poi diventano coinquilini a Roma negli anni dell'Università, fanno il classico viaggio in Spagna a base di sangria, Licor 43 e botellon, condividono amici e fidanzate, eppure non sanno niente l'uno dell'altro.

Un po' come Elena Greco e Lila Cerullo, Antonio vede Vincenzo attraverso la lente dell'ammirazione incondizionata ma quest'ultimo non sembra farci caso, impegnato com'è a evitare il fallimento nella vita. Vincenzo (una specie di Palomar calviniano degli anni 2000) è talmente idealizzato da Antonio, che quest'ultimo si compiace pure della sua bellezza.
Fanno parte di una generazione di borghesi senza grossi problemi economici, ma con evidenti difficoltà a interpretare la vita. Nel racconto a ritroso e disordinato della loro amicizia, Antonio, che narra, si ricorda che Dragonstea Din Tei suonava in un preciso momento, che qualcuno possedeva un Nokia 7230, che lui fumava solo Lucky Strike in un dato periodo. Negli anni si passa, con esattezze geografiche e cronologiche, dall'aeroporto di Lamezia Terme a Siviglia, c'è la Sila e Firenze, ci sono le strade di Roma e i viaggi in car sharing e Italo.


