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mercoledì 1 febbraio 2017

Di social, albe e bufale: quando la post-verità si radica in provincia

PREMESSA

Ho iniziato a scrivere questo post diverse volte, completando, cancellando, dosando le parole, finendo poi per metterlo sempre in bozza. Ma credo che per il lavoro che faccio abbia, al meno in parte, l'obbligo morale di fare ordine su alcune cose successe nel mio paese, Soveria Mannelli, negli ultimi tempi. Non vuole essere per nessun motivo un'analisi politica, ma con questo post voglio toccare solo aspetti che hanno a che fare con il mio lavoro, che quindi conosco bene, per condividere parte di quella mia conoscenza con chi si è trovato dall'oggi al domani catapultato nel mondo dei social, del digitale e della comunicazione sul web. Post mosso per altro da un viscerale amore per il mio paese.

Ho visto l'uso che molti dei miei compaesani fanno di Facebook - rientrando a pieno titolo in una folta schiera nazionale di analfabeti digitali - che a lungo andare può essere pericoloso perché ci si costruisce una realtà di valori e fatti alternativa e parallela.

La foto è ovviamente una mia opera d'arte e di fantasia 

INTRODUZIONE

Premessa doverosa per i non soveritani (ma forse anche per qualche soveritano smemorato): c'è a Soveria Mannelli, una lunga tradizione di pratiche di comunicazione volte a richiamare l'attenzione sul paese. Nella stragrande maggioranza dei casi queste pratiche si sono limitate all'annuncio in pompa magna di qualcosa che di magno in realtà ha davvero poco. Altre volte, per fortuna, all'annuncio hanno corrisposto anche fatti di degni di nota.

Tra i primi possiamo annoverare in ordine sparso: il busto di Garibaldi che versa copiose lacrime, la visita in grande stile di Carlo di Borbone (pretendente al trono del Regno delle Due Sicilie), le olive autoctone mandate in dono per la cena dell'ultimo dell'anno a Barack Obama (seppur a 800 m.s.l. di ulivi non se ne vedano), il battesimo di una strada "Via col Vento", l'offerta di ospitalità a Saddam Hussein per il suo esilio. Fino alla richiesta fatta pervenire a Microsoft affinché non correggesse in automatico Soveria in Soneria sul celeberrimo programma di videoscrittura Word (figuratevi se tutti i paesi del mondo chiedessero la stessa cosa). Insomma allegre trovate pubblicitarie volte ad accendere i riflettori sul paesino pre-silano, destinato poi a tornare nell'ombra, tra le spallucce e i sorrisetti degli addetti ai lavori. Niente di male, per carità, se restano tali. Il problema si verifica quando c'è qualche sprovveduto che comincia a crederci per davvero, facendo prendere avvio da quelle trovate una narrazione parallela del paese.

Ma andiamo con ordine.

giovedì 5 novembre 2015

Cosa resterà del giornalismo online?

[Articolo pubblicato nel numero #63 di novembre della rivista WU magazine]

Per garantire all’utente-lettore rapidità e multimedialità, Facebook lancia la funzionalità “Instant Articles”. Se tutti i grandi editori decideranno di farne parte, il giornalismo online sarà destinato a cambiare per sempre. Ma in meglio o in peggio?


Secondo una ricerca del Pew Research Center il 63% degli utenti di Facebook s’informa su ciò che accade nel mondo solo attraverso le news che compaiono nella loro timeline sullo smartphone. Troppi, per il colosso di Menlo Park, sono gli 8 secondi che separano il lettore dall’atterraggio sul sito d’informazione. 

Così a maggio scorso Facebook ha lanciato Instant Articles, piattaforma interna al social network e pensata solo per mobile, dove gli editori possono caricare direttamente il proprio articolo e offrirlo agli avidi lettori in un tempo 10 volte inferiore. L’articolo diventa una vera esperienza sensoriale e multimediale: pur mantenendo font e stile del sito d’appartenza, è corredato infatti da immagini dinamiche, video, mappe, approfondimenti, il tutto restando all’interno di Facebook ma avendo la parvenza di leggere il giornale online. I primi a volere sperimentare l’ebbrezza degli “articoli istantanei” sono stati il New York Times, Buzzfeed, National Geographic, Nbc, The Atlantic; seguiti subito dopo da due testate inglesi, Bbc e Guardian, e due tedesche, Bild e Spiegel. Niente male come tester.

Dopo aver pensato alla miglior esperienza possibile per l’utente-lettore, Facebook rassicura anche editori e pubblicitari. Infatti con Instant Articles i siti di notizie e i giornali possono vendere autonomamente gli spazi pubblicitari assicurandosi la totalità degli introiti; se invece si affidano a Facebook Audience Network per coprire gli spazi invenduti, cederanno al social network il 30%. E per allettarli ancora di più, Facebook ha sottolineato che la profilazione dei suoi utenti è molto più precisa rispetto a quella di Google, quindi anche la pubblicità risulta più mirata ed efficace. Gli editori inoltre potranno monitorare l’andamento del traffico sugli “articoli istantanei” e conteggiare quei click come propri.

Se tutti i giornali online passassero a questa funzionalità ci sarebbero diverse implicazioni, non tutte prive di criticità. Su Facebook si scriverà, si editerà, si pubblicherà, si distribuirà e finanche si leggerà l’articolo, e poi lo si commenterà e condividerà con i proprio amici. Lo spettro dell’inglobamento del mondo dell’informazione da parte del social network è dietro l’angolo. Nessuno vieterà in futuro a Facebook una nuova modifica dell’algoritmo che renderà più o meno visibili gli articoli di un editore (che magari pubblica Instant Articles) rispetto a quelli di un altro (che invece pubblica articoli online “tradizionali”).