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martedì 26 aprile 2016

Illustratrice per caso: intervista a Claire Scully

Illustratrice per puro caso: “Celebro l’importanza del mondo animale in quello umano attraverso i libri da colorare”

©Claire Scully
L’aver respirato sin dalla nascita le atmosfere urbane di Londra, dove vive e lavora, le è servito per elaborare il rapporto tra cemento e natura. Dopo gli esordi con la fotografia, Claire Scully è approdata quasi per caso all’illustrazione, in seguito a una laurea al London College of Communication e un Master of Arts in Communication Design. Dopo 10 anni di fervente attività come freelance, ora insegna illustrazione alla Brighton University e ancora non riesce a credere di poter vivere facendo ciò che ama. Disegna con penne, inchiostro e digitale.

Illustra i libri della Penguin Books, come At large and at small di Anne Fadiman, riviste, tra cui l’inserto Education del The Guardian, copertine di album musicali (l’elettronico Whimsical lifestyle di Mojib), raffinate etichette di vini (un Cabernet Sauvignon del 2007) e ricostruzioni per celebri musei (National Maritime Museum). Ultimo traguardo: un libro illustrato dal titolo Nordische Wildnis, pubblicato in Germania da Graefe Und Unzer. Alla base dei suoi lavori c’è il mondo naturale, soprattutto animale.

©Claire Scully
Connessioni. «Gli animali sono onnipresenti nei miei lavori. Credo che sia qualcosa più grande di una connessione: il mio intento è celebrare la loro importanza nel nostro mondo. Con il mio compagno Stewart ho da poco terminato un racconto illustrato, dal titolo Fulke and the Flood, che ammonisce sulla straordinaria forza della natura»

Libri da colorare per adulti. «Ne ho realizzato uno per la prima volta nel 2015 e da allora non ho più smesso. Li trovo terapeutici al pari delle tecniche della mindfulness, capaci di regalare attimi di serenità nelle nostre vite frenetiche. Inoltre è bellissimo condividere parte del mio processo creativo con quanti coloreranno le illustrazioni».

Cos’è lo stile “ingioiellato”? «È il mio tratto distintivo nell’illustrare gli animali. Consiste nel rendere ricche e piene le loro figure, quasi come fossero viste da un diamante o come se fossero realizzate con la tecnica del mosaico».

[Articolo pubblicato sul numero di maggio 2016 di Style Magazine, mensile del Corriere della Sera]

Gli animali spigolosi di Andrea Bartolucci

Animali in ogni dove: “Rappresentano qualità e caratteristiche umane. Ma io li scompongo”.


Nasce in Umbria trentadue anni fa ma da ventisei vive a Roma, a Cinecittà. Ama sperimentare con la pittura e la scultura, ma è l’illustrazione che gli permette maggiormente di esprimersi perché si presta a rappresentare con semplicità e accompagnare un immaginario già in qualche modo esistente.

La formazione artistica di Andrea Bartolucci parte sfogliando i libri d’arte classica del padre e appassionandosi al writing dei 90’s. Il liceo artistico e la laurea in Design del prodotto sono state naturali conseguenze. Casa e laboratorio creativo per ora coincidono, ma in futuro si vede il faber della sua poliedrica fucina d’artigianato dove prendono forma i suoi progetti e realizza lavori su commissione. Ha all’attivo serie di ritratti, bestie feroci in acrilico su enormi pannelli, tatoo zoomorfi e un abbecedario in cui ogni lettera corrisponde a un animale.

giovedì 5 novembre 2015

Cosa resterà del giornalismo online?

[Articolo pubblicato nel numero #63 di novembre della rivista WU magazine]

Per garantire all’utente-lettore rapidità e multimedialità, Facebook lancia la funzionalità “Instant Articles”. Se tutti i grandi editori decideranno di farne parte, il giornalismo online sarà destinato a cambiare per sempre. Ma in meglio o in peggio?


Secondo una ricerca del Pew Research Center il 63% degli utenti di Facebook s’informa su ciò che accade nel mondo solo attraverso le news che compaiono nella loro timeline sullo smartphone. Troppi, per il colosso di Menlo Park, sono gli 8 secondi che separano il lettore dall’atterraggio sul sito d’informazione. 

Così a maggio scorso Facebook ha lanciato Instant Articles, piattaforma interna al social network e pensata solo per mobile, dove gli editori possono caricare direttamente il proprio articolo e offrirlo agli avidi lettori in un tempo 10 volte inferiore. L’articolo diventa una vera esperienza sensoriale e multimediale: pur mantenendo font e stile del sito d’appartenza, è corredato infatti da immagini dinamiche, video, mappe, approfondimenti, il tutto restando all’interno di Facebook ma avendo la parvenza di leggere il giornale online. I primi a volere sperimentare l’ebbrezza degli “articoli istantanei” sono stati il New York Times, Buzzfeed, National Geographic, Nbc, The Atlantic; seguiti subito dopo da due testate inglesi, Bbc e Guardian, e due tedesche, Bild e Spiegel. Niente male come tester.

Dopo aver pensato alla miglior esperienza possibile per l’utente-lettore, Facebook rassicura anche editori e pubblicitari. Infatti con Instant Articles i siti di notizie e i giornali possono vendere autonomamente gli spazi pubblicitari assicurandosi la totalità degli introiti; se invece si affidano a Facebook Audience Network per coprire gli spazi invenduti, cederanno al social network il 30%. E per allettarli ancora di più, Facebook ha sottolineato che la profilazione dei suoi utenti è molto più precisa rispetto a quella di Google, quindi anche la pubblicità risulta più mirata ed efficace. Gli editori inoltre potranno monitorare l’andamento del traffico sugli “articoli istantanei” e conteggiare quei click come propri.

Se tutti i giornali online passassero a questa funzionalità ci sarebbero diverse implicazioni, non tutte prive di criticità. Su Facebook si scriverà, si editerà, si pubblicherà, si distribuirà e finanche si leggerà l’articolo, e poi lo si commenterà e condividerà con i proprio amici. Lo spettro dell’inglobamento del mondo dell’informazione da parte del social network è dietro l’angolo. Nessuno vieterà in futuro a Facebook una nuova modifica dell’algoritmo che renderà più o meno visibili gli articoli di un editore (che magari pubblica Instant Articles) rispetto a quelli di un altro (che invece pubblica articoli online “tradizionali”).