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venerdì 21 ottobre 2016

Oliviero Toscani, la foto negata e quei pregiudizi immortali

Nel 2007 Oliviero Toscani partorì la dubbia campagna di promozione turistica della Regione Calabria. Qualcuno se la ricorda? Pagammo sui 4 milioni di euro per farci dire che noi calabresi siamo terroni, malavitosi e ultimi della classe



Giovedì 20 ottobre, al termine di una lectio magistralis a Vibo Valentia per presentare la sua mostra, l'estroso Sgarbi della fotografia nega una foto a un ragazzino apostrofandolo con "che ne so che non sei un mafioso, perché devo farmi una foto con te? Anche Matteo Messina Denaro non aveva la faccia da mafioso, eppure lo era!". Il giovane Vittorio, all'ultimo anno del Liceo Scientifico Berto, torna a casa mortificato e si sfoga su Facebook:

giovedì 5 novembre 2015

Cosa resterà del giornalismo online?

[Articolo pubblicato nel numero #63 di novembre della rivista WU magazine]

Per garantire all’utente-lettore rapidità e multimedialità, Facebook lancia la funzionalità “Instant Articles”. Se tutti i grandi editori decideranno di farne parte, il giornalismo online sarà destinato a cambiare per sempre. Ma in meglio o in peggio?


Secondo una ricerca del Pew Research Center il 63% degli utenti di Facebook s’informa su ciò che accade nel mondo solo attraverso le news che compaiono nella loro timeline sullo smartphone. Troppi, per il colosso di Menlo Park, sono gli 8 secondi che separano il lettore dall’atterraggio sul sito d’informazione. 

Così a maggio scorso Facebook ha lanciato Instant Articles, piattaforma interna al social network e pensata solo per mobile, dove gli editori possono caricare direttamente il proprio articolo e offrirlo agli avidi lettori in un tempo 10 volte inferiore. L’articolo diventa una vera esperienza sensoriale e multimediale: pur mantenendo font e stile del sito d’appartenza, è corredato infatti da immagini dinamiche, video, mappe, approfondimenti, il tutto restando all’interno di Facebook ma avendo la parvenza di leggere il giornale online. I primi a volere sperimentare l’ebbrezza degli “articoli istantanei” sono stati il New York Times, Buzzfeed, National Geographic, Nbc, The Atlantic; seguiti subito dopo da due testate inglesi, Bbc e Guardian, e due tedesche, Bild e Spiegel. Niente male come tester.

Dopo aver pensato alla miglior esperienza possibile per l’utente-lettore, Facebook rassicura anche editori e pubblicitari. Infatti con Instant Articles i siti di notizie e i giornali possono vendere autonomamente gli spazi pubblicitari assicurandosi la totalità degli introiti; se invece si affidano a Facebook Audience Network per coprire gli spazi invenduti, cederanno al social network il 30%. E per allettarli ancora di più, Facebook ha sottolineato che la profilazione dei suoi utenti è molto più precisa rispetto a quella di Google, quindi anche la pubblicità risulta più mirata ed efficace. Gli editori inoltre potranno monitorare l’andamento del traffico sugli “articoli istantanei” e conteggiare quei click come propri.

Se tutti i giornali online passassero a questa funzionalità ci sarebbero diverse implicazioni, non tutte prive di criticità. Su Facebook si scriverà, si editerà, si pubblicherà, si distribuirà e finanche si leggerà l’articolo, e poi lo si commenterà e condividerà con i proprio amici. Lo spettro dell’inglobamento del mondo dell’informazione da parte del social network è dietro l’angolo. Nessuno vieterà in futuro a Facebook una nuova modifica dell’algoritmo che renderà più o meno visibili gli articoli di un editore (che magari pubblica Instant Articles) rispetto a quelli di un altro (che invece pubblica articoli online “tradizionali”).

mercoledì 25 settembre 2013

Boldrini, linguistica e Velini: analisi semiseria del sessismo in Italia

Nulla di nuovo se diciamo che l'Italia è un paese sessista e machista. Nulla di nuovo se diciamo che la donna che siamo abituati a vedere in Tv è o una brava donna di casa o una zoccola. Così com'è non è nuovo il fatto che le donne che primeggiano nella scena pubblica contemporanea siano o ex veline o igieniste dentali che si sono concentrate particolarmente sull'arcata inferiore.

Dalla rivolta delle donne capeggiata da Lisistrata a Berlusconi pare nulla sia cambiato in questo mondo. Poi se guardiamo un po' più in là della nostra pizza e degli spaghetti, vediamo che in altri stati le donne lavoratrici hanno incentivi se restano incinte, o che in alcuni paesi si possono sposare addirittura i gay, o che una donna singola può avere un figlio.

PARENTESI LINGUISTICA
In Italia le vicende amorose della Belen di turno e il campionato di calcio catalizzano le energie mentali degli italioti, popolo dalla morale incorruttibile. Popolo che ama vedere la donna al suo posto. Un paese in cui anche la lingua, l'idioma, potrebbe essere tacciata di sessismo. Avete mai sentito dire "Tira fuori la patata, fai la donna per una volta!". Oppure "Non lo farai mai, non hai la vagina!", o meglio "Chi porta la gonna qui?". Agli attributi maschili viene conferita una supremazia atavica, riconosciuta socialmente. Come se con gli spermatozoi e basta si potesse concepire. Le palle la spuntano sempre sull'organo di riproduzione femminile (Miley Cyrus non la penserebbe così!). "Non capisci un cazzo!", avete mai sentito dire "Non capisci una figa!". NO! Però questo non è importante mi si dirà. E' estremizzare.

Ok, proseguo. Esistono la giudicessa, l'avvocatessa, la notaia? Se lo dici ti guardano male, come se fossi un analfabeta di ritorno (un po' come sta facendo ora il mio correttore automatico, indisponendomi!). Alcuni mestieri e professioni non esistono al femminile e quando la Boldrini ha stabilito che la si dovesse chiamare MinistrA è stata un po' sberleffata. 

Facciamo un GIOCO. Trova le differenze: 
- un uomo di malaffare è un disonesto, un ladro; una donna di malaffare? Una puttana. 
- un omaccio? Un uomo grosso, grasso, alto. Una donnaccia? Una puttana.
- un cubista? Pittore che si rifà al cubismo. Una cubista? Una puttana.
- un peripatetico? Seguace delle filosofia di Aristotele. Una peripatetica? Una puttana.
- un massaggiatore? Colui che fa i massaggi come lavoro. Una massaggiatrice? Una puttana.
- un uomo disponibile? Tipo gentile, premuroso. Una donna disponibile? Una puttana.
- un segretario? Portaborse, colui che sbriga le pratiche. Una segretaria? Una puttana.

Per non parlare del plurale: in italiano si utilizza il maschile plurale per definire più cose o persone di genere maschile, e anche più cose o persone di genere misto. I colleghI di lavoro. E perché non lE colleghE per indicare la totalità delle persone con cui condividi la scrivania? I genitori, perché non le genitrici? Gli amici, perché non le amiche? Chi lo ha deciso. Mi direte voi, convenzione linguistica e sociale. Andiamo avanti.

Sono corrette le campagne pubblicitarie in cui l'uomo è sempre sul divano in panciolle a grattarsi il culo e la donna pulisce? Ha fatto benissimo la Boldrini oggi (e non sono un suo fan accanito, in generale) ad affermare che non è concepibile che nel nostro paese passino ancora spot in cui la donna serve a tavola (VIDEO). E' estremizzare? Io non credo. 

Visto che gli italioti sono malleabili come pezzi di stagno fuso basta che le tv comincino a fare un po' di sana comunicazione, eliminare soubrette inutili dai programmi, fighe a gògò dagli spot e dai cartelloni, come ha promesso oggi la presidente(ssa) della Rai Tarantola. E' curioso che si sia (ri)sollevata questa polemica nei giorni in cui hanno fatto il loro ingresso trionfale i Velini di Striscia. Io non li ho salutati con tante polemiche come hanno fatto molti: finalmente uomini seminudi che non servono a nulla.

Solo ristrutturando il nostro modello culturale attraverso un nuovo impiego dei media, il fenomeno del femminicidio potrà esaurirsi. Che non è un'emergenza, il fenomeno è sempre allo stesso livello di gravità: è solo che ora i media, sempre loro, non hanno altro di cui parlare.

Ecco alcune trovate pubblicitarie di gusto.




















Vi consiglio questo blog Un altro genere di comunicazione molto interessante!