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martedì 28 marzo 2017

"Me lo ha detto il medico" (riflessioni su un popolo di scettici)


Nei paesi se non stai bene o se ti servono dei farmaci c'è un solo posto dove andare: dal dottore, il medico condotto, come dice mia nonna.
Anziani sfaccendati fanno a gara l'un l'altro per prendere il posto, per finire per primi e poter tornare a non fare nulla. E magari poi ripresentarsi qualche giorno dopo. Sale d'attesa piene zeppe di saluti distratti, di "chi è l'ultimo?", di "posso entrare 'che devo chiedere solo una cosa veloce?". Del proprio medico di base ci si fida ciecamente. "Lo ha detto il medico", "te lo ha ordinato il medico?". Anche perché nei paesi, fino a pochi anni fa, era spesso una delle figure più istruite e non dialettofone che si potesse trovare. Già il solo fatto di parlare in italiano (presumibilmente) corretto gli conferiva autorevolezza, assoluta e indiscutibile. Ma oggi qualcosa sta cambiando.

Una signora sulla sessantina va dal medico con dei valori sballati perché ha eliminato drasticamente dalla sua dieta la carne e ora ha importanti carenze di ferro e altri nutrienti. Il medico le chiede come mai non ha seguito le sue indicazioni e lei ribatte che ha letto su Facebook che i vegani vivono di più. Il medico, che la segue da 30 anni, cerca di farle capire che, è vero, ci sono anche degli studi in tal senso, ma che tutto dipende dalla storia clinica del paziente, dall'età, dal tipo di vita che fa, ecc. E che poi non è che si può togliere la carne dalla mattina alla sera ma in maniera graduale, sostituendo fonti di proteine vegetali a quelle animali e cercare di bilanciare il tutto. Ma lei no, dice che lui vuole solo arricchire le case farmaceutiche perché poi le prescrive il farmaco anti-reflusso. E lui invece le dice che dovrebbe diminuire i grassi saturi e di alcol, come le aveva già raccomandato, ma lei ribatte che non è vero, che ha smesso da un pezzo di farsi i goccetti.

venerdì 27 novembre 2015

E se Poletti, Fornero & co avessero ragione?


Forse ai politici questa cosa di prendersela con gli alacri studenti modello italiani sta un po' sfuggendo di mano. A prescindere dal Ministero, dal ruolo, dal governo, dalle intese larghe o strette, dalla gente con cui Buzzicano a cena, dai figli propri che riescono a sistemare e dalle lauree che non tutti posseggono, molti politici nostrani si sono sentiti in dovere di strigliare i giovani italiani più o meno laureandi o in cerca di occupazione.

Dopo le prime avvisaglie dateci da Padoa-Schioppa sul finire del 2007, che criticò i giovani che ancora dimoravano sotto la gonna di mamma e papà, l'anno d'oro fu senza dubbio il 2012. Le violente filippiche presero avvio già a gennaio per bocca di tale Michel Martone, che di professione non faceva l'estetista ma il Viceministro del Lavoro del governo Monti. Giovane enfant prodige spingeva i giovani a laurearsi presto e non pascolare nelle patrie università. E lui di spinte pare ne fosse edotto. Per rafforzare il concetto e per sembrare gggiovane mutuò il termine dallo slang adolescenziale.


Continuò Mariuzzo Monti nel febbraio 2012, tre legislature non elette fa. "I giovani devono abituarsi all'idea che non lo avranno. Che monotonia il posto fisso, è bello cambiare" affermò dalla sua seggiola di senatore a vita. All'epoca mi risentii.

Rincarò la dose la Madonna delle lacrime Elsa Fornero che, a ottobre 2012, osò definire i laureati choosy, colpevoli di non accettare il primo lavoro gli viene offerto perché non troppo di loro gradimento.

mercoledì 25 settembre 2013

Boldrini, linguistica e Velini: analisi semiseria del sessismo in Italia

Nulla di nuovo se diciamo che l'Italia è un paese sessista e machista. Nulla di nuovo se diciamo che la donna che siamo abituati a vedere in Tv è o una brava donna di casa o una zoccola. Così com'è non è nuovo il fatto che le donne che primeggiano nella scena pubblica contemporanea siano o ex veline o igieniste dentali che si sono concentrate particolarmente sull'arcata inferiore.

Dalla rivolta delle donne capeggiata da Lisistrata a Berlusconi pare nulla sia cambiato in questo mondo. Poi se guardiamo un po' più in là della nostra pizza e degli spaghetti, vediamo che in altri stati le donne lavoratrici hanno incentivi se restano incinte, o che in alcuni paesi si possono sposare addirittura i gay, o che una donna singola può avere un figlio.

PARENTESI LINGUISTICA
In Italia le vicende amorose della Belen di turno e il campionato di calcio catalizzano le energie mentali degli italioti, popolo dalla morale incorruttibile. Popolo che ama vedere la donna al suo posto. Un paese in cui anche la lingua, l'idioma, potrebbe essere tacciata di sessismo. Avete mai sentito dire "Tira fuori la patata, fai la donna per una volta!". Oppure "Non lo farai mai, non hai la vagina!", o meglio "Chi porta la gonna qui?". Agli attributi maschili viene conferita una supremazia atavica, riconosciuta socialmente. Come se con gli spermatozoi e basta si potesse concepire. Le palle la spuntano sempre sull'organo di riproduzione femminile (Miley Cyrus non la penserebbe così!). "Non capisci un cazzo!", avete mai sentito dire "Non capisci una figa!". NO! Però questo non è importante mi si dirà. E' estremizzare.

Ok, proseguo. Esistono la giudicessa, l'avvocatessa, la notaia? Se lo dici ti guardano male, come se fossi un analfabeta di ritorno (un po' come sta facendo ora il mio correttore automatico, indisponendomi!). Alcuni mestieri e professioni non esistono al femminile e quando la Boldrini ha stabilito che la si dovesse chiamare MinistrA è stata un po' sberleffata. 

Facciamo un GIOCO. Trova le differenze: 
- un uomo di malaffare è un disonesto, un ladro; una donna di malaffare? Una puttana. 
- un omaccio? Un uomo grosso, grasso, alto. Una donnaccia? Una puttana.
- un cubista? Pittore che si rifà al cubismo. Una cubista? Una puttana.
- un peripatetico? Seguace delle filosofia di Aristotele. Una peripatetica? Una puttana.
- un massaggiatore? Colui che fa i massaggi come lavoro. Una massaggiatrice? Una puttana.
- un uomo disponibile? Tipo gentile, premuroso. Una donna disponibile? Una puttana.
- un segretario? Portaborse, colui che sbriga le pratiche. Una segretaria? Una puttana.

Per non parlare del plurale: in italiano si utilizza il maschile plurale per definire più cose o persone di genere maschile, e anche più cose o persone di genere misto. I colleghI di lavoro. E perché non lE colleghE per indicare la totalità delle persone con cui condividi la scrivania? I genitori, perché non le genitrici? Gli amici, perché non le amiche? Chi lo ha deciso. Mi direte voi, convenzione linguistica e sociale. Andiamo avanti.

Sono corrette le campagne pubblicitarie in cui l'uomo è sempre sul divano in panciolle a grattarsi il culo e la donna pulisce? Ha fatto benissimo la Boldrini oggi (e non sono un suo fan accanito, in generale) ad affermare che non è concepibile che nel nostro paese passino ancora spot in cui la donna serve a tavola (VIDEO). E' estremizzare? Io non credo. 

Visto che gli italioti sono malleabili come pezzi di stagno fuso basta che le tv comincino a fare un po' di sana comunicazione, eliminare soubrette inutili dai programmi, fighe a gògò dagli spot e dai cartelloni, come ha promesso oggi la presidente(ssa) della Rai Tarantola. E' curioso che si sia (ri)sollevata questa polemica nei giorni in cui hanno fatto il loro ingresso trionfale i Velini di Striscia. Io non li ho salutati con tante polemiche come hanno fatto molti: finalmente uomini seminudi che non servono a nulla.

Solo ristrutturando il nostro modello culturale attraverso un nuovo impiego dei media, il fenomeno del femminicidio potrà esaurirsi. Che non è un'emergenza, il fenomeno è sempre allo stesso livello di gravità: è solo che ora i media, sempre loro, non hanno altro di cui parlare.

Ecco alcune trovate pubblicitarie di gusto.




















Vi consiglio questo blog Un altro genere di comunicazione molto interessante!