L’artista Massimo Sirelli si è inventato un mondo popolato da robot da compagnia, realizzati con pezzi da riciclo dietro ai quali si nascondono storie personali e importanti. Vere e proprie opere d’arte che non sono oggetto di compravendita, ma aspettano solo di essere adottate.
Diligentemente disposti su mensole, su scaffali, sul grande tavolo da lavoro in legno grezzo. Alti, bassi, grassi, magri, umanoidi o dalle sembianze animali, dal colore del metallo o colorati: sono i robot da compagnia di Massimo Sirelli, un artista calabrese impiantato a Torino, che sfugge a qualsiasi etichetta. Un po’ street artist, un po’ illustratore, un po’ padre di robot, un po’ direttore creativo della sua agenzia di comunicazione.
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| Massimo Sirelli - Foto di Francesco Gili |
Tra gli argini del Po e della Dora si trova il laboratorio di Massimo. L’ordine regna sovrano e tutti gli attrezzi del mestiere sono disposti con precisione maniacale. Non solo viti, bulloni, martelli e trapani: i pezzi forti del suo arsenale creativo sono innumerevoli scatole di latta di ogni forma e colore, utensili da cucina in disuso, maniglie di finestre, rotelle di monopattini, piccoli elettrodomestici.
