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giovedì 6 aprile 2017

Paola Arena, Pimp My Mag. Pezzi unici (ma in serie)

Dietro al progetto Pimp My Mag si nasconde la lametina Paola Arena, artista autodidatta che pimpa le copertine e le pagine delle riviste di moda coi suoi UniPosca. Nessuna fissa dimora ma tante idee e progetti in cantiere. Si esibirà in una performance live al MANI Festival di Catanzaro l’8 e il 9 aprile.


In un anno e mezzo l’artista Paola Arena ha pimpato centinaia di copertine di magazine di moda, dando vita al suo progetto Pimp My Mag. Un bagliore improvviso in un periodo d’incertezze, qualche viaggio e ora i suoi artwork prendono vita spontaneamente tra le sue mani. Il suo progetto è insieme un modo di fare arte che sfugge alle etichette, una forma innovativa di riciclo creativo e una costante battaglia contro la dicotomia tra cultura alta e bassa. Ospite al Mani Festival, nella sua live performance dipingerà su un supporto di circa 1,50 mt con  pennelli e colori acrilici.

Che formazione hai alle spalle?
Ho studiato Comunicazione, indirizzo Sociologia dei Consumi, Fashion Marketing e Styling e Editing per la Moda. Ho lavorato come Graphic Designer, Social Media Manager e Fashion Stylist. Disegno da sempre, forse per emulazione di mio nonno, pittore, ma non ho frequentato scuole d’arte.

Vivi tra Lamezia Terme, tua città natale, e Roma: hai intenzione di fermarti prima o poi?
Vivo in pianta stabile a Lamezia da febbraio ma alterno lunghissime soste romane. Onestamente non sono certa di essere tornata per rimanere.

venerdì 4 novembre 2016

Massimo Sirelli, quei ricordi che diventano robot

L’artista Massimo Sirelli si è inventato un mondo popolato da robot da compagnia, realizzati con pezzi da riciclo dietro ai quali si nascondono storie personali e importanti. Vere e proprie opere d’arte che non sono oggetto di compravendita, ma aspettano solo di essere adottate.
massimo sirelli
Massimo Sirelli - Foto di Francesco Gili
Diligentemente disposti su mensole, su scaffali, sul grande tavolo da lavoro in legno grezzo. Alti, bassi, grassi, magri, umanoidi o dalle sembianze animali, dal colore del metallo o colorati: sono i robot da compagnia di Massimo Sirelli, un artista calabrese impiantato a Torino, che sfugge a qualsiasi etichetta. Un po’ street artist, un po’ illustratore, un po’ padre di robot, un po’ direttore creativo della sua agenzia di comunicazione.

Tra gli argini del Po e della Dora si trova il laboratorio di Massimo. L’ordine regna sovrano e tutti gli attrezzi del mestiere sono disposti con precisione maniacale. Non solo viti, bulloni, martelli e trapani: i pezzi forti del suo arsenale creativo sono innumerevoli scatole di latta di ogni forma e colore, utensili da cucina in disuso, maniglie di finestre, rotelle di monopattini, piccoli elettrodomestici. 

martedì 2 luglio 2013

Manuale di sopravvivenza ai colloqui di lavoro - Lezione 2


CONOSCENZA. Dopo la fatidica stretta di mano, hai ancora qualche carta da giocarti. Inizia l'intervista. Per prima cosa si scuseranno per l’attesa e ti chiederanno se hai fatto fatica a trovare il posto. Tu dovrai fingerti entusiasta di aver atteso più di mezz’ora in una saletta angusta, nonché navigatore satellitare esperto che ha trovato l'ufficio a colpo sicuro.
“Allora ci parli un po’ di lei!”. La frase che da l’avvio al colloquio propriamente detto. Goccioline di sudore freddo cominciano a colarti lungo la fronte (che tu cercherai di asciugare elegantemente col mignolo) e la voce ti si blocca ripetutamente in gola. Non farci caso, non fermarti. È un po’ come agli esami universitari: l’importante è non fare scena muta!
Evitare di iniziare con: “Allora… ecco… dunque… Sono Caio, ho 25 anni e mezzo, vengo dalla Calabria” e altre stronzate simili, perché si rischia di sembrare una partecipante alle selezioni di Miss In Gambissima sul lungo mare di Salerno. Elencare in ordine cronologico le esperienze di studio e professionali, evitando magari di includere tra le prime le lezioni di recupero di matematica che prendevi alle medie, o nelle seconde l'aver spalato la neve dal vialetto di tua nonna. Anche se fanno numero, non impressionano più di tanto gli intervistatori.
“E ci dica: si aspettava di essere richiamato da noi?”. La risposta da dare è ovviamente una: sì! Mai titubare, mai sospirare, mai esitare. Regola principale dei colloqui è di dare sempre la risposta diversa da quella che vorreste dare, o per lo meno quella falsa. 

PREGI E DIFETTI. Da uno studio dell’Università dello Stato libero di Bananas questo è uno dei momenti più temuti di ogni colloquio. Si tratta di quella domanda che tutti ti consigliano vivamente di preparare prima. Nonostante tu ci abbia pensato mille volte e ti sia preparato una convincente filippica, in quel momento non ti viene niente di meglio da dire se non: "Dunque, tra i miei pregi potrei annoverare la precisione maniacale, che a volte è anche un difetto... poi... mmm... un alto senso di responsabilità... e la simpatia, decisamente. Tra i difetti... ma... guardi... come le dicevo a volte essere troppo preciso e perfezionista è quasi controproducente... mi fa innervosire, specie quando non riesco a fare le cose come vorrei... sa, ci tengo a fare le cose bene, per cui divento una belva e me la prendo con tutti se qualcosa non va come dico io... cioè non nel senso che non ascolto il parere degli altri... anzi, ecco, tra i pregi aggiungerei anche questo... altruista! E' che sono team leader per vocazione, proprio dalla nascita... non sono mai stato gregario... ovviamente nel rispetto delle opinioni di tutti! Ci mancherebbe! Anche se preferisco avere l'ultima parola...!". 

Ecco un discorso del genere è una lasciapassare assicurato per fare lo spalatore di vialetti a vita!

[Vai alla terza lezione]