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giovedì 14 luglio 2016

Vi racconto l'aria insostenibile che tira a Milano

Qualche tempo fa mi è successa una cosa brutta, ma ve la racconto ora per sfruttare la viralità dell'articolo di Violetta Bellocchio su Internazionale.


Mi trovavo nella Stazione Centrale di Milano che, seppur popolare e iper affollata, dista 4 fermate dal centro, contro le 8 della (a quanto pare più hipster) stazione di Rogoredo. Dall'altro lato dei binari, altri binari. Partivo per qualche giorno, per farmi un po' di cavoli miei. Come al solito ero in ritardo, ma tanto anche il mio treno era in ritardo.

Mentre penso "Speriamo che l'aria condizionata funzioni!" sento un poliziotto che parla con un uomo. Ehi tu, cosa fai qui? Hai il biglietto? Mostramelo subito! L'uomo di colore cautamente infila le mani nella sua sacca e tira fuori un biglietto del treno stropicciato. Dai, dammelo subito! fa il poliziotto gonfio di rabbia. Lentamente, spaventato, l'uomo di colore allunga il braccio verso il poliziotto che scruta il biglietto. 

Quando vede che è tutto regolare glielo restituisce, aspetta che lo riponga nella sacca e poi gli porge la mano destra con l'indice allungato. Tira il dito! gli fa. L'uomo di colore sbianca, nei limiti del possibile, per quella insolita richiesta. Tira il dito, sono armato! Guarda lì, ci sono pure le telecamere! All'aumentare del tono della voce del poliziotto il malcapitato terrorizzato (nonostante sia residente a Milano da 5 anni) afferra in un pugnetto il suo dito grassoccio e lo tira a sé.

giovedì 12 novembre 2015

Cenare in serra

[Articolo pubblicato nel numero #63 di novembre della rivista WU magazine]


Tavoli apparecchiati con gusto e inondati dalla luce naturale, piatti originali o della tradizione, ricette gustose preparate con ingredienti di qualità a km zero. Quello che potrebbe sembrare un sogno o il set di una puntata di MasterChef esiste davvero. È la realtà dei ristoranti esclusivi ricavati in serre, vivai e orti, un trend che sta conquistando l’Europa, dai canali di Amsterdam all’Inghilterra, dalla penisola Scandinava fino a Milano. 

La voglia di cibo sano e naturale è sempre più un’esigenza dei frequentatori dei ristoranti di tutt’Europa, che però non hanno intenzione di rinunciare a esperienze gustative eccellenti in ambienti raffinati e indimenticabili. Così lo chef stellato Gert-Jan Hageman ha dato vita a una tendenza che sempre più città europee stanno facendo propria. La sua prerogativa era di creare un ristorante dove la luce solare potesse risplendere in ogni angolo e dove gli chef potessero dare sfogo alle loro abilità, partendo dai prodotti freschi e di stagione. Così acquista una serra dei primi del ‘900, alta otto metri, alle porte di Amsterdam e dalla struttura di ferro e vetro ricava il ristorante “De Kas”. Oltre alla serra ristrutturata con gusto moderno, mantenendo però tocchi retrò, la prerogativa di questo angolo di paradiso è l’orto attiguo in cui vengono coltivate moltissime varietà di frutta e verdura che poi si trasformano in piatti delicati e genuini, cucinati con estrema cura. Carni e latticini vengono acquistati da piccoli produttori e allevatori della zona, che si affidano esclusivamente a metodi di lavorazione biologici.

mercoledì 8 luglio 2015

Sulla strada del lavoro, ogni mattina

Un vagone fresco e poco affollato della metropolitana mi permette di dimenticarmi che sto andando al lavoro e d'immergermi per 15 minuti nelle pagine odorose di qualche nuovo romanzo.
Scale mobili, gente linda con la 24 ore che si reca in ufficio, la luce ancora tenue di un'alba pigra del nord Italia. 

Il duomo colpito trasversalmente dai raggi del sole, un'aria rarefatta, i piccioni incomprensibilmente educati. Attraverso la galleria dal marmo lucido e osservo le reazioni sbalordite degli orientali davanti a tanta poesia. Sollevo il capo anch'io, sentendomi quasi in colpa per non rimirare queste bellezze ogni mattina. Archi, intarsi, affreschi sono baciati dalla luce che trafigge la cupola di vetro. I tavolini dei lussuosi caffè non sono ancora pieni. Tazzine fumanti e tintinnio di cucchiaini.

Prendo la stradina meno battuta che mi conduce verso la casa natale del sommo scrittore, passando prima per la piazzetta con la statua che lo raffigura, eretta proprio nel punto esatto dove, inciampando, si procurò una frattura che lo portò alla morte.


martedì 31 marzo 2015

"Nel male c'è sempre una causa" - Anime Nere al Book Pride

Un'emozionante mattinata in compagnia di Gioacchino Criaco al Book Pride di Milano, per presentare al pubblico eterogeneo e numeroso di questa prima, originale fiera dell'editoria indipendente, il suo best seller Anime Nere (ve lo anticipavo qui).



Ci sono storie che s'intrecciano con la realtà e realtà che sembrano talmente inverosimili da sembrare favole. Leggerne, discuterne, scriverne, approfondire, può servire a capire meglio.

"Mi premeva indagare sulle ragioni del male, non perché il male ha ragione, ma perché nel male c'è sempre una causa" (G. Criaco)

Ecco qualche foto e i primi 10 minuti dell'intervista (sì lo so, qui ero molto emozionato, ma poi mi sono sciolto e alla fine sono venute anche 4 sciure milanesi a farmi i complimenti! :-)). Ringrazio ancora Rubbettino Editore per avermi invitato.

[Tutti i post che ho scritto su Anime nere]


mercoledì 1 maggio 2013

La vera storia dell'ombrello assassino - Parte 2

Ma arriviamo a stamattina: di fretta e in ritardo come al solito, sto per uscire di casa con libro, chiavi e lettore mp3 in mano. Visto il tempo incerto ho afferrato anche il suddetto oggetto nero. Chiudo la porta, chiamo l'ascensore, do l'ultima mandata alla porta e... PPPAAAMM! Sfioro involontariamente il bottone e mi sparo l'ombrello in bocca. Inizio a vedere le stelle, chiudo gli occhi, impreco, mi porto la mano alla bocca. Credo di aver perduto due denti, anzi ne sono certo. Intanto sento gocciolarmi fino al collo, guardo la mano, tutta sporca di sangue. Il pianerottolo era diventato a pois rosso scuro. Riapro la porta, scappo in bagno, mi sciacquo il viso e la bocca... i denti ci sono ancora, li sento, ma sono tutto coperto di sangue che non capisco da dove possa uscire.

Improvvisamente vedo un piccolo foro subito sotto il labbro inferiore da cui sgorgano copiosi fiotti di sangue. Un ruscelletto... una cascatina.  Per cui mi rendo conto dell'avvenuto: la botta funesta ha fatto sì che il mio aguzzo dente incisivo destro perforasse la parte interna della mia bocca fino a uscire dalla parte esterna, procurandomi questo taglio sgocciolante non richiesto. Dopo aver tamponato il grosso, vado in cucina a prendere una fettina di pollo congelata, per evitare che mi si gonfiasse la bocca. Avviso al lavoro che faccio un po' tardi per un piccolo incidente domestico. Chi cazzo mi avrebbe creduto se avessi raccontato di essermi ferito in codesto e bizzarro modo? Ho preferito che credessero magari a una pentola in testa o che avessi risposto "Pronto!" al ferro da stiro.

Ordunque passeggio per casa ansiosamente, ripulisco il pavimento, sempre con la fettina di pollo sulla bocca. Il sangue sembra essere cessato: mi guardo allo specchio e ho i denti macchiati di rosso come quelle signore che prima si passano il rossetto sugli incisivi e poi sulle labbra. Allora decido di andare al lavoro, ma di lasciare il pollo a casa. Nel tragitto per l'autobus incontro la portinaia che mi chiede qualcosa. A conversazione ultimata mi rendo conto di ricominciare a sanguinare, per cui decido di andare al pronto soccorso per capire se ci volessero dei punti. Il solo muovere la bocca mi provoca sgocciolamento. Il tutto camminando con l'ombrello chiuso in mano, ma tenuto a debita distanza. Non si sa mai, a Milano può piovere da un momento all'altro.

Arrivo in ospedale e mi sento a disagio tra imbarellati, ingessati, e gente che non si regge in piedi. Quindi per darmi un tono comincio a tamponarmi con un fazzolettino, mostrando di tanto in tanto le macchie rosse e assumendo un'aria afflitta. All'accettazione: "Cosa le è successo?", e io "No, niente, mi sono fatto un taglio!" E lei: "Sì, ma come?" Ovviamente la sua risposta non poteva che essere: "Eh la Madonna! Un bazooka?"
Quindi mi sono sorbito il protocollo, un braccialetto coi miei dati, un codice verde, in attesa da farmi visitare dal chirurgo. Il tutto servito su un piatto di umiliazione.

Mi accomodo nella sala d'aspetto, mostrandomi abbattuto, attendo due ore. Chiamano il mio nome due volte, perché non lo avevo sentito. Il chirurgo è una ragazza che poteva avere la mia età, insieme a un infermiere e una specializzanda, credo. Allora i gioco la carta dell'umorismo fantozziano. "Niente di che, mi sono sparato l'ombrello in faccia e mi sono fatto un taglio in bocca!"
Non mi sembrava di aver detto una cosa così esilarante, ma i due assistenti scoppiano a ridere e fanno "Andiamoci a prendere il caffè va!", ma io non ero incluso nell'invito. La dottoressa mia coetanea cerca di rimanere seria, si mette i guanti, mi da un'occhiata e mi dice "Ma va, sparisci! Niente punti!".
Vabbé mi sono detto, l'incubo e il pubblico ludibrio sono finiti, torno a casa e non ci pensiamo più. Al che mi ferma, la giovane dottoressa, e mi dice: "Aspetta che ti faccio il modulo per il ticket!" Dico io: "Ticket?". "Eh sì - risponde lei - questo non è un codice verde, è bianco e come tale soggetto a 25 euro di ticket!"

Col cazzo, penso io! Per avere un muso rotto e sanguinolento ho speso 37 euro, il ticket + il maledetto ombrello a scatto!

martedì 30 aprile 2013

La vera storia dell'ombrello assassino - Parte uno

Visto che a Milano l'acqua viene giù a secchiate, e quest'anno più che mai posso confermare che non si tratta di un mero luogo comune, qualche settimana fa ho deciso di rimpiazzare il mio vecchio e malridotto ombrellino.
Mi trovavo in un noto negozio di articoli sportivi (non chiedetemi il perché) quando vedo spuntare questo magnifico attrezzo nero da un cesto. Mi è sembrato un ombrello magnifico: nero, resistente, a scatto, che da chiuso sembrava maneggevole e da aperto un ombrellone da spiaggia. Mi sono detto: basta prendere acqua gratis, basta a folate di vento che ti fanno ritrovare con l'ombrello rigirato al contrario come nei cartoni animati, compriamolo! Ho pensato che per un tale gioiellino 12 euro non fossero troppi.
Inoltre era spacciato come "ottimo per il golf" (e lì per lì mi sono chiesto "che non funga anche da mazza?" e ancora "chi andrà a giocare a golf sotto la pioggia?") per cui non ci ho pensato due minuti e ho fatto l'acquisto del secolo!

Il tempo è passato ma la pioggia è rimasta. Quindi ho cominciato a sfoderare il mio enorme ombrello nero, per le bagnate vie meneghine, invitando amici e colleghi a ripararsi insieme a me, "tanto ci stiamo pure larghi!".
Piano piano mi sono reso conto della rara bruttezza di questo aggeggio nero, che inizialmente non avevo preso in considerazione, oltre che alla sua poca praticità nei momenti di non-pioggia poiché, viste le sue dimensioni (da chiuso è a metà strada tra uno normale e uno piccolo), è impossibile da riporre in qualsiasi zaino o borsa. Così facendo, portandolo sempre a mano, mi sono accorto che il pulsante a scatto dell'apertura automatica entra in azione anche se sfiorato. Così facendo ho rischiato di sparare sul tram un ignaro signore o di perdere un occhio un paio di volte.

(continua...)