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domenica 11 febbraio 2018

Tutto quello che vi siete persi - Finale | Sanremo 2018

A conti fatti più di dodicimila persone hanno letto le mie cronache di questo Festival di Sanremo edizione milleovecento.., 2018 e davvero non mi capacito del vostro supporto. Certo è che se un Festival pieno di gag imbarazzanti e che ha incoronato il compitino di seconda media del MetaMorogorgone ha fatto milioni di telespettatori, ho poco da stupirmi. E poi si sa che nel nostro Paese i furbetti se la cavano sempre, anche se si sono fatti riempire gli zigomi a 42 anni. L'Italia vuole questo, l'Italia vuole le mie cronache.
Dopo questo momento di vanagloria andiamo a fare un po' un bilancio di questa 68° edizione del Festivàl della canzone italiana. Tante canzoni, tanta musica, tanti duetti, che se lo avessero chiamato Baglioni&Friends nessuno si sarebbe stranito. Lui resta uno stoccafisso a livello di presenza scenica, di quelli che secondo me sono scoordinati pure quando fanno le mosse della macarena. Il suo habitat è dietro al pianoforte, le battute proprio non gli escono. Baglioni è una di quelle persone che inizia a raccontare una barzelletta e poi si scorda il finale. Però, ripeto, ha fatto i numeri migliori di tutte le passate 15 edizioni quindi che jè voi dì. Ce lo chiede l'Europa.


Michelle Hunziker sin dalla prima sera si ostina a dire Eurovisiòn Song Contèst (wè wè!), ma senza ombra di dubbio si è portata a casa il Festivàl. Favino è partito in sordina ma, sera dopo sera, è stata la vera rivelazione di quest'anno. Canta, balla, recita, è spontaneo e ha fatto l'autista di Tom Hanks. Che volete di più? Ieri sera poi col monologo sui migranti ha dato il meglio di sè.

venerdì 9 febbraio 2018

Tutte le donne di Michelle - Terza serata | Sanremo 2018

Visionare ogni mattina i dati che testimoniano quanti di voi hanno letto queste mie cronache sanremesi mi inorgoglisce, non lo nego. Anche il post relativo alla seconda serata del Festival di Sanremo ha riscosso un notevole successo (oltre i 2600 lettori , per gli appassionati di numeri).

Ma i numeri li hanno dati anche sul palco dell'Ariston ieri sera. Faccio mea culpa sul fatto che ieri sera ho guardato il festival in maniera molto precaria complice l'arrivo del Pater in città, impegnato a tenere me e i miei fratelli debitamente nutriti secondo i suoi canoni di alimentazione.

L'unico momento in cui ho avuto piena autonomia sul volume del televisore, con i valori nel sangue sballati per l'abbondanza della cena appena consumata, ci ho messo un attimo a capire cosa stesse succedendo.

Scorgo Michelle Hunziker cantando I maschi e poi Bello impossibile di Gianna Nannini vestita interamente di rosa. E già lì dovevo presagire il peggio.


A un certo punto la camera inquadra una vrenzola in prima fila che accusa la bionda coconduttrice di aver scelto una canzone che parla di maschi, nonostante lei sia una delle poche donne su quel palco. E qui mi sono detto anvedi com'è sveglia la signora, si è resa conto che in mezzo a venti big in gara ci sono solo quattro donne, che a parte la mitica Andrea Mirò, in passato, non si sono mai viste direttrici d'orchestra e che i vari direttori artistici e presentatori da sempre sono quasi sempre solo uomini. 

giovedì 8 febbraio 2018

Lui è tornato - Seconda serata | Sanremo 2018

I dati di ascolto del giorno dopo sono molto lusinghieri: più di 3000 (tremila/00) persone hanno letto il mio post sulla prima serata del Festival di Sanremo 2018. Quindi che altro dirvi se non: "avete fatto bene!"?

Ecco, io il mio impegno ce lo sto mettendo tutto, ma invece pare che quelli che dovrebbero reggere le redini della kermesse lo facciano controvoglia. Pater Claudio è sempre lì diviso tra l'assolverci dai nostri peccati e il dirigere il via vai di gente come un vigile urbano. Ed è ormai nota la voglia di lavorare che c'hanno i vigili di Sanremo. Michelle e Pierfrancesco tutto sommato fanno il loro e quando si mettono a ballare o a cantare sono pure piacevoli. Il problema è che dietro le gag si nasconde uno stuolo di autori che andrebbe condotto davanti alla Corte Marziale. Non ci si può davvero aspettare che il pubblico rida davanti a una che canta e perde una scarpa.
Rosa Trio di certo avrebbe stilato una scaletta più esilarante.

"Regà, troppa caciara su sto palcoscenico. Dobbiamo pensare alle canzoni"

mercoledì 7 febbraio 2018

Contestatori, vecchie danzanti e follower su Instagram - Prima serata | Sanremo 2018

Signore, signori e indecisi: anche quest'anno giunge a noi il Festivàl della Canzone italiana, la 68° edizione del Festival di Sanremo, come una boccata d'aria fresca prima delle ultime settimane di campagna elettorale. Sanremo è quella cosa che arriva inesorabilmente tutti gli anni, come il Natale, un tweet razzista di Salvini o una'immagine photoshoppata di Giorgia Meloni.

Anche in questa edizione saremo costretti a sorbirci il tormentone di Mina sponzorizzata dalla Tim (kasta!1!). Preceduto da un Prima Festival insignificante, da grafichette e stacchetti anni '90 e da una sigla degna di una qualunque trasmissione di Radio Maria, parte la kermesse diretta e presentata da Claudio Baglioni.

E infatti entra Fiorello. Meglio, il primo a essere inquadrato è un contestatore salito tranquillamente sul palco, col suo piumino, a chiedere candidamente di poter parlare col procuratore della Repubblica. Fiorello lo tratta forse con eccessiva leggerezza, ma si fa perdonare subito con un doveroso omaggio all'unico e vero salvatore di contestatori e aspiranti suicidi: Pippo Baudo. Che ricordiamolo, nel tempo impiegato da Fiorello a sedare gli animi, avrebbe già trovato una soluzione a tutti i problemi del signore col piumino.



Il confronto con l'originale è impietoso.


Ma torniamo alla serata.
Fiorello si dimostra il mattatore di sempre, non risparmiandosi sui partiti e sulla dirigenza Rai, facendo calare il gelo su Erdogan e le sue purghe contro i giornalisti. Comunque farlo apparire prima di Baglioni è un po' come sparare sulla Croce Rossa perché infatti il resto della serata è stato divertente come una veglia funebre.

domenica 12 febbraio 2017

Che cosa ci lascia questo Sanremo 2017

La settimana santa del Festivàl di Sanremo si è ormai conclusa e io e la mia giuria popolare possiamo riprendere a condurre una vita scandita da ritmi umani. Il sanremone Conti ter, con la partecipazione della Maria nazionale, si è distinto per gli ascolti record da almeno dieci anni, per una conduzione priva di sbavature, per canzoni mediamente brutte (come è uso) e per numerosi momenti della rubrica C'è Sanremo per te.

Francesco Gabbani, nuova proposta dell'anno scorso, ha trionfato nella finale di sabato sera con la sua canzone Occidentali's Karma, condividendo il podio con Fiorellona unta dal Signore e col migrante Ermal Meta. Podio che ha messo d'accordo in maniera unanime tutta la mia giuria popolare. Avremmo gradito sullo stesso podio anche Paola Turci e Michele Bravi, ma purtroppo sul piedistallo non c'era spazio per tutti.

Ripercorriamo ora le ultime due serate del festivàl, con alcuni momenti degni di nota che per dovere di cronaca sono tenuto a riportare.

FACCE DA SANREMO
A inizio semifinale Carlo e Maria hanno fatto una gag di cui nessuno nell'etere ha capito il senso. Maria ha indossato dei denti da Carnevale finti, non fosse perché quando parla, solitamente, si capisce tutto molto bene.


MARIA CHE BATTE LE MANI
Sin dalla prima serata abbiamo notato una smania compulsiva della signora De Filippi di battere le mani senza motivo apparente. L'unica spiegazione che siamo riusciti a darci è che senza il suo gelato e la sua consueta cartellina la regina è nuda.


LA MOGLIE DI
A un certo punto arriva l'ennesimo parente di qualcuno di famoso, pratica reiterata in queste 5 serate. Si palesa così la moglie di Eros Ramazzotti, ma qualcuno nella giuria popolare esclama "Per me la moglie di Eros è solo Michelle Hunziker". Questa stangona asserisce di aver abbandonato la sua carriera di modella per fare la mamma, sbattendoci in faccia la sua sicurezza economica che le ha permesso di fare questo passo. Che siamo anche brutti non ce lo vuoi dire?
Ogni tanto quando scuote la testa si sente l'acqua che contiene.


venerdì 10 febbraio 2017

Di arcobaleni, vegliardi e patate - Terza serata | Sanremo 2017

Arrivati alla terza serata del festivàl, io e la mia giuria popolare cominciamo ad accusare i primi segni di cedimento. Per cui decidiamo di affrontare la terza serata in compagnia di una bottiglia di vino e le nuove proposte scivolano un po' così, come il vino nei bicchieri, tant'è che a un certo punto vediamo sul palco dell'Ariston Johnny Depp, vestito da Nevruz con il cappello preso in prestito da Vinicio Capossela, che canta di ansia. E ridiamo molto.


Entrano i padroni di casa assoluti della televisione italiana: c'è poco da dire, sono impeccabili e tutto fila senza intoppo alcuno. C'è da dire che nella terza serata si sono concessi qualche sprazzo di umanità e improvvisazione in più. In uno di questi slanci Maria ci ha confidato il vero motivo per cui non percepisce alcun compenso ufficiale per la co-conduzione della kermesse: qualcuno per portare quegli orribili gioielli ogni sera l'ha ricoperta d'oro. Letteralmente. Altrimenti non si spiega perché ieri sera avesse scelto di portare al collo il cuore dell'oceano di Rose in Titanic.


Ma non perdiamoci in chiacchiere, finalmente riparte la gara. Questa è la mia serata preferita, quella delle cover, in cui finalmente sentiremo delle belle canzoni. Esordisce il coro dell'Antoniano di Bologna, con un medley dei loro migliori successi, dal moscerino ai gatti che erano 44, risultando di gran lunga più intonati di Gigi D'Alessio e Giusy Ferreri.


CHIARA
La domanda che ci ponevamo durante la prima serata finalmente ha trovato risposta: Irene Fornaciari è viva e lotta insieme a noi. E addirittura porta Diamante, una canzone del padre. Con un vestitino vedo/non-vedo, fiera della sua ritrovata magrezza.

VOTO: deve fare solo cover, che le vengono bene!




giovedì 9 febbraio 2017

Di limoni, palloni in faccia e scimmioni - Seconda serata | Sanremo 2017

Dopo il boom di ascolti della prima serata, l'inorgoglito Carlo Conti crede di essere diventato padrone della tv italiana e quindi decide di mandare regina Maria De Filippi in platea a distribuire gadget con la sua miniatura abbronzata. Maria magnanima indossa un tacco 12 e svolge ubbidiente il suo lavoro. Ma solo perché ha al collo un vistoso amuleto scaccia-Conti.


Prima di questo siparietto, in cui vediamo una sovrana tra i suoi sudditi, si erano esibiti i gggiovani. Ma io avviso la mia giuria popolare che non c'è sempre da fidarsi delle Nuove proposte, vedi lo schifìo che sta succedendo a Roma. Mi perdo Mirage, metto muto su quello coi baffetti hipster, sento coccodrilli e non mi dispiace La Macchia. La mia giuria complottista crede che il risultato fosse già stabilito.

BIANCA ATZEI
Per la fretta non ha avuto il tempo di farsi lo shampoo. Ha un bel timbro ma porta una canzone talmente sanremese che a un certo punto mi sembra di sentire i mandolini. Ah no, ci sono davvero.
VOTO: citofonare Kekko dei Modà.


Carlo approfitta dei milioni di spettatori in eurovisioni per fare gli auguri a suo figlio Matteo. E poi ci aggiunge anche gli auguri alla figlia di Laura Pausini (già il giorno prima ha detto che sta studiando il piano per farli fidanzare). Notiamo che la Pausini è presente al festivàl per due sere di fila, nella prima serata citata da Paola Cortellesi, pur essendo dall'altra parte del mondo a ritirare Grammy come fossero assegni della pensione. 

MARCO MASINI
La sua assenza dal palco dell'Ariston sicuramente sarà servita a farsi crescere un bel barbone da boscaiolo, ma di certo non per imparare a tenere correttamente il microfono in mano. 
VOTO: Credo che si sia confuso e abbia portato la canzone di Fabrizio Moro.


LEGGI ANCHE: Il festivàl degli uomini forti al comando - Prima serata | Sanremo 2017


mercoledì 8 febbraio 2017

Il festivàl degli uomini forti al comando - Prima serata | Sanremo 2017

Preceduto da animali, feti ed extra-terrestri canterini, si apre ufficialmente il Festivàl della canzone italiana, giunto alla sua 67esima edizione, dando inizio alla settimana santa in cui tutto il paese si ferma mentre lo spread sale. In tempi storici come i nostri in cui s'invocano "uomini forti al potere", ecco che Sanremo 2017 è affidato a Carlo Conti, re di RaiUno e Maria De Filippi, regina della televisione tutta. Quindi anche sovrana di Conti. Le larghe intese hanno fatto il miracolo: mamma Rai ha affittato il suo utero a Mediaset, col benestare di Piersilvio certo che comunque Maria avrebbe portato portato tutta la sua scuderia sul palco dell'Ariston. 

Selezionata dopo una votazione lampo sul mio blog, ho radunato una mia personale giuria popolare nella sala di casa mia con cui ho seguito per voi e per tutti l'intera kermesse sanremese. Esilarante lo sketch introduttivo in cui tutti i cantanti asseriscono di non conoscere gli altri concorrenti perché è vero. Esaustivo e limpido Ron: "Conosco tutti tranne quelli che non conosco perché non li conosco".

La serata si apre con un degno tributo a Luigi Tenco, Tiziano Ferro che canta "Mi sono innamorato di te" con la voce di Andrea Bocelli. Il padrone di casa Carlo Conti si appropria del suo palco e a seguire la regina Maria gli regala un fiore, subito a voler rimarcare che lei non è una valletta qualunque e che Carlo è solo un suo suddito. Si permette addirittura di prendere per il culo il fondotinta dell'uomo più potente della terra, seppur la battuta su Trump - basata sull'abbronzatura di Carletto - non faccia granché ridere.


GIUSY FERRERI
Abbigliata per l'occasione da Krusty il clown, porta in gara una canzone scritta da Rocco Casalino (che tra un censura di un post e l'altra si diletta a scrivere testi) sulla base di Roma/Bangkok.
VOTO: Ci spieghi perché continui a presentarti a Sanremo per arrivare sempre ultima?

FABRIZIO MORO (certificato di qualità De Filippi)
La mia giuria popolare è esperta di fashion e critica aspramente il laminato della sua giacca e il suo cantare dimesso con le mani in tasca. Non sento la canzone ma solo urla ormonali di donne all'Ariston.
VOTO: Nessuno. Tanto a votarlo ci pensano quelli di Amici a votarlo.

domenica 14 febbraio 2016

#Sanremo2016: bilancio del festivàl degli alieni, del peccato e del rispetto

Inutile girarci attorno: il Festivàl è stato vinto dagli unici concorrenti a non aver mai indossato un accessorio arcobaleno. GOMBLOTTO!

Gli Stadio hanno fatto incetta di premi, dalla migliore musica, al premio della sala stampa, seppur il mio omonimo cantante non avesse un filo di voce. Ammetto che ho apprezzato la tenerezza di questo brano, ma tanto fra una settimana nessuno lo ricorderà e tutti canteremo Arisa o Alessio Bernabei.
stadio sanremo 2016
Fuck Bernabei!
D'accordissimo con la classifica dei primi esclusi, sono rimasto completamente basito nel vedere Dolcenera, Noemi, Arisa, così in basso e in alto gente come Fragola, Ruggeri e Tutankamon Pravo.

Ma vabbè il Gomblotto di Mamma Rai ha colpito, sotto il segno della sicura e protettiva tradizione democristiana. Sta di fatto che nonostante il monologo tradizionalista e sessista di Enrico Brigano, nonostante l'orsetto Toti che vuole indietro i Marò, nonostante Hozier liquidato senza nemmeno un "the pen is neal the window", nonostante a Elton John siano state fatte domande solo sulla sua beneficenza mentre lui era intento a scaccolarsi, nonostante a Nicole Kidman, madre che è ricorsa alla gestazione per altri, sia stato chiesto come ama piantare le verdure, nonostante a Roberto Bolle siano stati regalati dei fiori maschili (guai a mettere in discussione la sua virilità), nonostante Renato Zero abbia parlato di come sia bello commentare il prezzo dei ravanelli con le sciure al supermercato, e si sia riferito ai gay col termine alieni, questo di fatto sarà ricordato come il festivàl più gay-friendly della storia.

venerdì 12 febbraio 2016

#Sanremo2016 - 3° serata: raccontata da Gabriel Garko (ESCLUSIVA)

Questa sera, seppur è la terza serata, mi sento ancora poco sciolto sul palco dell'Aniston di Sarremo. Sarà che tutto questo stress mi sta causando peccato e vergogna, a cui però ho intenzione di reagire da uomo quale sono, con onore e rispetto!

Per questo, mentre ci sono le nuove proposte, approfitto per farmi ripassare il fondotinta dalla mia equipe di truccatori e provo le mie espressioni migliori allo specchio. Trovo anche un attimo per farmi un bel selfie da mettere su Instagram e per stemperare la tensione aggiungo alcuni hashtag che descrivono al meglio il mio stato d'animo: #noaspettative, #spontaneità, #vestitononloso #nobarriere, #ilbellodelledonne, #ilsangueelarosa, #manuelaarcuri


Carlo questa sera è sciolto e disinibito, come quando io sono a petto nudo in una fiction di Canale 5: si concede delle battute, delle risate, forse visto il boom di ascolti dei giorni precedenti. E' ormai il padrone della Rai, devo tenermelo buono per coronare il mio sogno, quello di condurre un giorno Super Quark e determinare la fine della stirpe degli Angela's.

Si sta esibendo un giovincello proprio bon..., ehm molto bravo, che ha una voce alla Sam Sparro, un tale Mahmoud o Mubarak, non ricordo. Mi viene subito in mente quando anch'io ho finto di essere la nipote di Mubarak. In questo groviglio di ricordi e ormoni a palla, Carlo mi dice di portargli le buste dei vincitori; io mi confondo e gli consegno la busta sbagliata, così lui annuncia la vittoria di Miele al posto di Francesco Gabbani. Cavoletti, sta volta l'ho fatta grossa, addio sogno di Super Quark.

Intanto arriva Noemi, che canta Dedicato di Loredana Bertè e mi viene voglia di scatenarmi dietro le quinte. Per questo mi metto le mie scarpette da tip tap, ma non faccio in tempo a togliermele che Carlo mi chiama sul palco.

giovedì 11 febbraio 2016

#Sanremo2016 - 2° serata: lifting, arcobaleni e il velino incompetente

Le numerosissime letture del mio post sulla prima serata, mi hanno convinto a continuare le mie goliardiche cronache sanremesi. In realtà la mia missione segreta è quella di farvi innamorare del festivàl, così come lo amo io. Mamma Rai mi sconta il canone.

Parte la serata senza mezzi termini con la sfida fra le nuove proposte, degna di un talent show. Apprezzabile che i giovani siano stati messi in prima serata, anzi direi primissima, proprio attaccati al Tg. Infatti quando ho acceso la tv mi sono trovato un negro che presentava una negra che cantava NEGRA, e ci ho messo un attimo per capire. Poi della gente che suonava con dei violini in mezzo alle gambe e poi la pubblicità.

Dolcenera: la sua canzone s'intitola Ora o mai più, ed effettivamente potrebbe essere la volta buona. Un po' un pastiche tra r&b e un accenno di gospel, verso la fine spara a canna fino al cielo: davvero una degna prova per il festivàl. Brava anche per il nastro arcobaleno: però, Dolcenè, mangiatela 'na fettina di carne ogni tanto.


Poi arriva la bravissima, bellissima, sagacissima Virgina Raffaele (si vede che parteggio per lei?) nelle vesti di Carla Fracci e, nonostante faccia ridere, uno pensa: "Oh madonna, mo ce la dobbiamo sorbire per tutta la sera così?". La danZa è sofferenZa, esilarante.

Clementino: capisco che sia di stagione, però non sono davvero riuscito a capire altro se non apache, ganache, pascià, emigrato. Il nobile tema trattato è stato sviscerato come un compito in classe di un bambino di seconda elementare. Niente nastro per lui, solo "du frittur" per il volere della rete. 

Peggio della peggio velina stupida, l'apolide liftato di Garko fa il prezioso nella discesa delle scale, chiede per tre volte una musica d'accompagnamento diversa e ci annoia a morte. Mentre ognuno di noi nel suo piccolo spera nella provvidenziale caduta, dove lo scoppio della bombola a gas non ha fatto il suo dovere. Inoltre, dico io, se ti spacci per "grande attore italiano", si presuppone che abbia imparato dei copioni nella tua vita: possibile che non riesci a memorizzare una decina di nomi di canzoni?

mercoledì 10 febbraio 2016

#Sanremo2016 - 1° serata: nastri arcobaleno, grammy e l'intransigenza di mamma Rai

E anche quest'anno è arrivata la tanto attesa settimana del festivàl di Sanremo. Anticipato da un'anteprima in stile X Factor, la 66°edizione del Festivàl della canzone italiana si apre sulle doverose note di Starman di David Bowie. Meno doveroso mi è parso il fatto che Carlo Conti si sia definito anche lui uno Starman. Carlè, come ha fatto notare qualcuno, al massimo sei un buco nero. Ma andiamo con ordine.

Carletto è attento e disciplinato, un vero mattatore dei palcoscenici, che sia quello di Tale e quale show, che sia quello dei Migliori anni, lui deve portare a casa il suo compitino ben fatto (come dicevo già l'anno scorso). Per cui niente chiacchiere, né frasi di circostanza: la gara entra subito nel vivo, grazie alla conduzione robotica di Carletto nazionale. E in questi momenti ci manca sempre un po' Pippo, salvatore di aspiranti suicidi.

Lorenzo Fragola: si presenta con un pezzuccio trito e ritrito, con cui sembra chiedere finalmente scusa a quella povera crista della fidanzata che ha mollato dopo la vittoria di X Factor. Specifiche tecniche: quando fa gli acuti sembra il clacson di uno scuolabus.

Arriva la Madeleine proustiana, non dalla Francia ma direttamente dalla Romania, dopo essersi messa in mostra grazie alla passer-ella nella piscina di Sorrentino. Addobbata con un tappeto sotratto alla camera ardente di Moira Orfei, comincia a declamare a memoria i ringraziamenti doverosi. E infine ci narra il suo lessico famigliare, fatto di un padre che dormiva e di lei e la madre che furtivamente guardavano Sanremo, dall'altra parte dell'Europa: oh, ma com'è sta cosa che tutte ste straniere da piccole erano appassionate della kermesse nazionalpopolare italica?

Noemi: la nostra rossa preferita si catapulta sul palco, dimenticando le tette in camerino. Ma per fortuna non il nastro arcobaleno con il quale sfida la censura di mamma (non surrogata) Rai e sostiene pacificamente le unioni civili. Canzone tenue e delicata, a primo impatto mi piace ma vorrei riascoltarla. Le perdoniamo le stonature solo per aver concluso con il celeberrimo "sta senza pensieri".

La rossa Noemi in arcobaleno
Arriva la bella e talentuosa Virginia Raffaele, nei panni di Sabrinona nazionale e comincia a far sudare Carletto pronunciando la parola gay.

domenica 15 febbraio 2015

#Sanremo2015 - Breve bilancio del festival della rottamazione

Ho scritto pure #Sanremo2015 - Prima serata: il compitino ben confezionato di Conti

Per le vicissitudini della vita Sanremo 2015 l'ho visto un po' a saltelli e spezzoni, ma non mi ci è voluto molto ad arrivare alla degna e perentoria conclusione: questo è stato il festival della rottamazione.
Un festival che avremmo potuto trovare uguale anche nel 75 o nel 68. Un festival che non ha la pretesa di educare o fare riflettere, come quelli di Fazio, né di risultare inconsapevolmente ma smaccatemente volgare, come quelli di Morandi.

Conti ha preso l'esperienza baudiana, unica e sola, l'ha miscelata con Tale e quale show e i Migliori anni, ha eliminato tutto ciò che non fosse competizione e lo ha porto ai suoi fedelissimi seguaci, un popolo ultra cinquantenne, poco esigente, mediamente istruito, che aveva come unico scopo quello di piazzarsi davanti al teleschermo e dimenticarsi delle asperità della vita.

Il Volo, i tre tenorini vincitori sfornati da mamma Rai-Clerici, sono stati il coronamento perfetto di questa edizione. La canzone vincitrice sarebbe stata antica anche se l'avesse portata Claudio Villa nel 55, ma di certo piace a nonni, mamme e zie che sono convinti che quello è il made in Italy da esportare. Nella conferenza stampa finale i tre spocchiosi tenori hanno parlato di quanto fosse importante questa vittoria in Italia, paese che amano, ribadendo e sbattendoci in faccia il fatto che, ahìloro, sono sempre all'estero. Che darei io per duettare con Barbra!


Le altre canzoni non male, ma niente di che, come tutto il festival d'altronde. Malika meritava la vittoria, vorrei ribadirlo. Anche la scelta dei cantanti se ci fate caso ha un po' il sapore della rottamazione: Nek, Grignani, Irene Grandi, Raf, Masini, tutta gente che proviene direttamente dagli anni 90 e che comunque non ha mai vinto un festival (a parte Masini che ha partecipato ben 6 volte vincendone una, ma non imparando nel frattempo a tener bene un microfono!)

mercoledì 11 febbraio 2015

#Sanremo2015 - Prima serata: il compitino ben confezionato di Conti

E anche quest'anno ci siamo. Dopo le mie super critiche del 2012, 2013 e 2014, per il quarto anno di fila mi accosto al festivàl (con l'accento sulla à, che fa tanto retrò) come si fa davanti al mausoleo di un santo.

Ma purtroppo quest'anno dobbiamo fare i Conti con Carlo, il presentatore più monocorde della televisione italiana. Presenta tutto allo stesso modo, da quando faceva Attenti al lupo! alla fine degli anni '90 su Rai Uno. Tutto è controllato, tutto è studiato, tutto programmato in ogni minimo movimento. Non c'è un guizzo di sentimento, non c'è emozione. Conti è un venditore di programmi tv e si è trovato a fare 5 puntate extra di Tale e quale, solo con un budget decisamente più alto. Certo se fosse uscito Scanu vestito da Anna Oxa ci saremmo divertiti tutti di più.

Le vallette relegate a tale ruolo come non si vedeva dai tempi di Baudo: Emma Brown imbarazzata e imbalsamata come un salame salentino, Arisa con quel rossetto infuocato che di certo non rendeva giustizia ai movimenti spasmodici della sua bocca, e quell'altra spagnola che a un certo punto ha cominciato a parlare di gamberetti, senza necessità apparente. L'unico momento in cui le due cantanti si sono fatte onore è stato il duetto sulle note del Carrozzone di Zero. Certo cinque minuti su quattro ore non è proprio un bel record, ma vabbé.


Nel carrozzone di Conti tutto è ben confezionato. Si torna alla classicità della tradizione sanremese: tornano i bouquet di fiori alle donne, le scale, l'inutilità delle vallette e un ritmo serrato che non lascia il tempo agli intoppi. Nessuno si butta dal loggione, nessuno ci fa lezioni di vita, nessuno si prende la briga di farci riflettere. Sotto il segno della DC, tornata di recente in auge in Italia, ci viene fatta santificare una famiglia con una marea di marmocchi che mi hanno portato a credere che la signora Anania in realtà avesse la gestazione di un coniglio. Papa Bergoglio sarà contento di essere stato frainteso appieno quando parlava di paternità responsabile!
Poi è il turno del filosofo Siani che nel 2015 fa ancora battute sulla Salerno-Reggio Calabria, su cui ormai non scherza più nemmeno gente come Zalone. E poi a caso altri pseudo comici partoriti da mamma Rai (non dalla signora Anania, fortunatamente) che avrebbero fatto meglio a prenderne uno solo ma buono. Sempre sotto il segno dei buoni sentimenti, l'intervista frettolosa al medico scampato all'ebola, ma non alla noia del festivàl. Ma due divanetti non siete proprio riusciti a comprarli? Che sono ste interviste in piedi? Se volete passo io all'Ikea e ve li porto!

venerdì 21 febbraio 2014

#Sanremo2014 - Terza serata: Parrucchini, pop-corn e finto buonismo di sinistra

[Se hai fegato leggi anche la Seconda serata: Dadaùmpa, defibrillatori e selfies]

Alla terza puntata del festival della canzone italiana (solo i più attenti di voi avranno notato come sto desistendo dall'utilizzare la parola KERMESSE, per quanto mi faccia impazzire!) pare finalmente che il meccanismo della noia sia scomparso, insieme a quell'odioso della doppia canzone. Infatti ieri sera abbiamo ascoltato la carrellata delle 14 canzoni passate e finalmente tutto è sembrato più fluido e piacevole.

Ho avuto anche modo di notare che la scenografia in fondo non è così brutta come sembrava nelle serate scorse: ma in realtà ora mi succede quella strana cosa per cui tutto quello che accade su quel palco comincia a piacermi. La magia di Sanremo o di Sanromolo, come continua simpaticamente a ricordarci Pif nel prefestival, che ieri sera ci ha regalato chicche insuperabili come questa.

A proposito di tinte e parrucchini
La serata si apre nel ricordo di Abbado e di parole vane nei confronti della cultura della musica. La serata sarà all'insegna dei lavaggi di coscienza, ve lo anticipo.

Si apre la gara con 14 minuti di ritardo, tanti quante le canzoni in gara.
Parte Renzo Rubino con la sua bellissima Ora che invece di suonare un pianoforte pare stia frenando un tir. Un vero e degno figlio di Sanremo.
Arriva Giusy Gaetana Giuseppa Ferreri e forse offesa dalla Littizzetto, che ha preso in giro il suo sobrio nome, comincia a belare come un pecorella smarrita. In realtà il problema era un altro: voi riuscireste a cantare perfettamente in cima a un precipizio?

giovedì 20 febbraio 2014

#Sanremo2014 - Seconda serata: Dadaùmpa, defibrillatori e selfies

Se te la senti leggi anche la Prima Serata -Uno spettro si aggira per l'Ariston (quello di Pippo!)

Giuro che non guarderò mai più alcuna puntata di questa edizione di Sanremo dal letto. A momenti volevo chiamare il 118 perché mi riesumasse dalla trapunta. Ma a esorbitanti opere di riesumazione ci hanno pensato gli autori del festival.

A cominciare dai troppi momenti di autocelebrazione di Mamma Rai e dallo scongelamento delle gemelle Kessler che hanno ballato comunque dignitosamente nonostante le numerosi protesi al titanio. Al contrario di quella marmotta della Littizzetto, che ieri sera è stata più pesante dei peperoni fritti prima di andare a dormire. Capisco che vuoi fare la parte della cozza intelligente e per questo ti stimo, ma una mezza coreografia potresti anche impararla. Se le due signore possono fare la spaccata alla soglia del bicentenario ce la puoi fare anche tu, no?

Coordinazione, Olio su tela
La gara canora inizia all'insegna di Francesco Renga: firmiamo una petizione affinché questo cespuglio di capelli venga estradato dal palco dell'Ariston fino a quando Ambra non vincerà un Oscar. 
Lucianina continua a fare il verso a Vessicchio, che sta all'Ariston come Berlusconi ai processi: alla quarta volta non ti accorgi di essere un po' ripetitiva? Ma il pubblico applaude felice, quindi assecondiamolo.
Intanto arriva Giuliano Palma, travestito da Voldemort con gli occhiali da sole e comincia a dire "si spacca l'amore", muovendo i piedi come se fosse Giucas Casella sui carboni ardenti.

mercoledì 19 febbraio 2014

#Sanremo2014 - Prima serata: Uno spettro si aggira per l'Ariston (quello di Pippo!)

Finalmente è arrivata la mia settimana preferita dell'anno, più di quella di Natale, più di quella delle ferie estive: la settimana di SANREMO (che ancora molti si ostinano a scrivere SanRemo!).
Partiamo con un assunto: io e quasi la stragrande maggioranza degli spettatori guarda, ama e vive il festival come grande evento sociale e mediatico piuttosto che come gara di belle canzoni italiane.

La 64° edizione (di cui io ne avrò seguito con fierezza almeno una ventina) del festival di Sanremo diciamo che non si è aperta proprio nel migliore dei modi: un sipario dipinto non si sa di cosa non si apre, Fazio entra senza pompa magna e impacciato e appena comincia a farfugliare qualcosa, delle urla lacerano la sala. La disperazione dell'Italia è salita fin sopra gli spalti luci del teatro Ariston e minaccia di buttarsi di sotto. Giuro che per alcuni minuti ho sofferto fisicamente davanti a quel desolante spettacolo. Non credo che Fazio se la sia cavata magistralmente, combattuto tra l'evitare la tragedia e consegnare ai posteri la figura di un grande mattatore televisivo. Non voglio fare ironia sulla vicenda. Dico solo che Pippo sarebbe immediatamente salito, li avrebbe fatti scendere e avrebbe trovato loro un lavoro nel tempo in cui Fazio si tamponava la fronte con la lettera che avrebbe dovuto leggere.

Ma the show must go on.
Arriva Ligabue travestito da Toto Cutugno e canta in una lingua improbabile Crêuza de mä di De André, che avrebbe compiuto 74 anni. Potevano risparmiarcelo.