Visualizzazione post con etichetta arisa. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta arisa. Mostra tutti i post

mercoledì 10 febbraio 2016

#Sanremo2016 - 1° serata: nastri arcobaleno, grammy e l'intransigenza di mamma Rai

E anche quest'anno è arrivata la tanto attesa settimana del festivàl di Sanremo. Anticipato da un'anteprima in stile X Factor, la 66°edizione del Festivàl della canzone italiana si apre sulle doverose note di Starman di David Bowie. Meno doveroso mi è parso il fatto che Carlo Conti si sia definito anche lui uno Starman. Carlè, come ha fatto notare qualcuno, al massimo sei un buco nero. Ma andiamo con ordine.

Carletto è attento e disciplinato, un vero mattatore dei palcoscenici, che sia quello di Tale e quale show, che sia quello dei Migliori anni, lui deve portare a casa il suo compitino ben fatto (come dicevo già l'anno scorso). Per cui niente chiacchiere, né frasi di circostanza: la gara entra subito nel vivo, grazie alla conduzione robotica di Carletto nazionale. E in questi momenti ci manca sempre un po' Pippo, salvatore di aspiranti suicidi.

Lorenzo Fragola: si presenta con un pezzuccio trito e ritrito, con cui sembra chiedere finalmente scusa a quella povera crista della fidanzata che ha mollato dopo la vittoria di X Factor. Specifiche tecniche: quando fa gli acuti sembra il clacson di uno scuolabus.

Arriva la Madeleine proustiana, non dalla Francia ma direttamente dalla Romania, dopo essersi messa in mostra grazie alla passer-ella nella piscina di Sorrentino. Addobbata con un tappeto sotratto alla camera ardente di Moira Orfei, comincia a declamare a memoria i ringraziamenti doverosi. E infine ci narra il suo lessico famigliare, fatto di un padre che dormiva e di lei e la madre che furtivamente guardavano Sanremo, dall'altra parte dell'Europa: oh, ma com'è sta cosa che tutte ste straniere da piccole erano appassionate della kermesse nazionalpopolare italica?

Noemi: la nostra rossa preferita si catapulta sul palco, dimenticando le tette in camerino. Ma per fortuna non il nastro arcobaleno con il quale sfida la censura di mamma (non surrogata) Rai e sostiene pacificamente le unioni civili. Canzone tenue e delicata, a primo impatto mi piace ma vorrei riascoltarla. Le perdoniamo le stonature solo per aver concluso con il celeberrimo "sta senza pensieri".

La rossa Noemi in arcobaleno
Arriva la bella e talentuosa Virginia Raffaele, nei panni di Sabrinona nazionale e comincia a far sudare Carletto pronunciando la parola gay.

domenica 15 febbraio 2015

#Sanremo2015 - Breve bilancio del festival della rottamazione

Ho scritto pure #Sanremo2015 - Prima serata: il compitino ben confezionato di Conti

Per le vicissitudini della vita Sanremo 2015 l'ho visto un po' a saltelli e spezzoni, ma non mi ci è voluto molto ad arrivare alla degna e perentoria conclusione: questo è stato il festival della rottamazione.
Un festival che avremmo potuto trovare uguale anche nel 75 o nel 68. Un festival che non ha la pretesa di educare o fare riflettere, come quelli di Fazio, né di risultare inconsapevolmente ma smaccatemente volgare, come quelli di Morandi.

Conti ha preso l'esperienza baudiana, unica e sola, l'ha miscelata con Tale e quale show e i Migliori anni, ha eliminato tutto ciò che non fosse competizione e lo ha porto ai suoi fedelissimi seguaci, un popolo ultra cinquantenne, poco esigente, mediamente istruito, che aveva come unico scopo quello di piazzarsi davanti al teleschermo e dimenticarsi delle asperità della vita.

Il Volo, i tre tenorini vincitori sfornati da mamma Rai-Clerici, sono stati il coronamento perfetto di questa edizione. La canzone vincitrice sarebbe stata antica anche se l'avesse portata Claudio Villa nel 55, ma di certo piace a nonni, mamme e zie che sono convinti che quello è il made in Italy da esportare. Nella conferenza stampa finale i tre spocchiosi tenori hanno parlato di quanto fosse importante questa vittoria in Italia, paese che amano, ribadendo e sbattendoci in faccia il fatto che, ahìloro, sono sempre all'estero. Che darei io per duettare con Barbra!


Le altre canzoni non male, ma niente di che, come tutto il festival d'altronde. Malika meritava la vittoria, vorrei ribadirlo. Anche la scelta dei cantanti se ci fate caso ha un po' il sapore della rottamazione: Nek, Grignani, Irene Grandi, Raf, Masini, tutta gente che proviene direttamente dagli anni 90 e che comunque non ha mai vinto un festival (a parte Masini che ha partecipato ben 6 volte vincendone una, ma non imparando nel frattempo a tener bene un microfono!)

mercoledì 11 febbraio 2015

#Sanremo2015 - Prima serata: il compitino ben confezionato di Conti

E anche quest'anno ci siamo. Dopo le mie super critiche del 2012, 2013 e 2014, per il quarto anno di fila mi accosto al festivàl (con l'accento sulla à, che fa tanto retrò) come si fa davanti al mausoleo di un santo.

Ma purtroppo quest'anno dobbiamo fare i Conti con Carlo, il presentatore più monocorde della televisione italiana. Presenta tutto allo stesso modo, da quando faceva Attenti al lupo! alla fine degli anni '90 su Rai Uno. Tutto è controllato, tutto è studiato, tutto programmato in ogni minimo movimento. Non c'è un guizzo di sentimento, non c'è emozione. Conti è un venditore di programmi tv e si è trovato a fare 5 puntate extra di Tale e quale, solo con un budget decisamente più alto. Certo se fosse uscito Scanu vestito da Anna Oxa ci saremmo divertiti tutti di più.

Le vallette relegate a tale ruolo come non si vedeva dai tempi di Baudo: Emma Brown imbarazzata e imbalsamata come un salame salentino, Arisa con quel rossetto infuocato che di certo non rendeva giustizia ai movimenti spasmodici della sua bocca, e quell'altra spagnola che a un certo punto ha cominciato a parlare di gamberetti, senza necessità apparente. L'unico momento in cui le due cantanti si sono fatte onore è stato il duetto sulle note del Carrozzone di Zero. Certo cinque minuti su quattro ore non è proprio un bel record, ma vabbé.


Nel carrozzone di Conti tutto è ben confezionato. Si torna alla classicità della tradizione sanremese: tornano i bouquet di fiori alle donne, le scale, l'inutilità delle vallette e un ritmo serrato che non lascia il tempo agli intoppi. Nessuno si butta dal loggione, nessuno ci fa lezioni di vita, nessuno si prende la briga di farci riflettere. Sotto il segno della DC, tornata di recente in auge in Italia, ci viene fatta santificare una famiglia con una marea di marmocchi che mi hanno portato a credere che la signora Anania in realtà avesse la gestazione di un coniglio. Papa Bergoglio sarà contento di essere stato frainteso appieno quando parlava di paternità responsabile!
Poi è il turno del filosofo Siani che nel 2015 fa ancora battute sulla Salerno-Reggio Calabria, su cui ormai non scherza più nemmeno gente come Zalone. E poi a caso altri pseudo comici partoriti da mamma Rai (non dalla signora Anania, fortunatamente) che avrebbero fatto meglio a prenderne uno solo ma buono. Sempre sotto il segno dei buoni sentimenti, l'intervista frettolosa al medico scampato all'ebola, ma non alla noia del festivàl. Ma due divanetti non siete proprio riusciti a comprarli? Che sono ste interviste in piedi? Se volete passo io all'Ikea e ve li porto!

mercoledì 19 febbraio 2014

#Sanremo2014 - Prima serata: Uno spettro si aggira per l'Ariston (quello di Pippo!)

Finalmente è arrivata la mia settimana preferita dell'anno, più di quella di Natale, più di quella delle ferie estive: la settimana di SANREMO (che ancora molti si ostinano a scrivere SanRemo!).
Partiamo con un assunto: io e quasi la stragrande maggioranza degli spettatori guarda, ama e vive il festival come grande evento sociale e mediatico piuttosto che come gara di belle canzoni italiane.

La 64° edizione (di cui io ne avrò seguito con fierezza almeno una ventina) del festival di Sanremo diciamo che non si è aperta proprio nel migliore dei modi: un sipario dipinto non si sa di cosa non si apre, Fazio entra senza pompa magna e impacciato e appena comincia a farfugliare qualcosa, delle urla lacerano la sala. La disperazione dell'Italia è salita fin sopra gli spalti luci del teatro Ariston e minaccia di buttarsi di sotto. Giuro che per alcuni minuti ho sofferto fisicamente davanti a quel desolante spettacolo. Non credo che Fazio se la sia cavata magistralmente, combattuto tra l'evitare la tragedia e consegnare ai posteri la figura di un grande mattatore televisivo. Non voglio fare ironia sulla vicenda. Dico solo che Pippo sarebbe immediatamente salito, li avrebbe fatti scendere e avrebbe trovato loro un lavoro nel tempo in cui Fazio si tamponava la fronte con la lettera che avrebbe dovuto leggere.

Ma the show must go on.
Arriva Ligabue travestito da Toto Cutugno e canta in una lingua improbabile Crêuza de mä di De André, che avrebbe compiuto 74 anni. Potevano risparmiarcelo.