Visualizzazione post con etichetta arte. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta arte. Mostra tutti i post

giovedì 6 aprile 2017

Paola Arena, Pimp My Mag. Pezzi unici (ma in serie)

Dietro al progetto Pimp My Mag si nasconde la lametina Paola Arena, artista autodidatta che pimpa le copertine e le pagine delle riviste di moda coi suoi UniPosca. Nessuna fissa dimora ma tante idee e progetti in cantiere. Si esibirà in una performance live al MANI Festival di Catanzaro l’8 e il 9 aprile.


In un anno e mezzo l’artista Paola Arena ha pimpato centinaia di copertine di magazine di moda, dando vita al suo progetto Pimp My Mag. Un bagliore improvviso in un periodo d’incertezze, qualche viaggio e ora i suoi artwork prendono vita spontaneamente tra le sue mani. Il suo progetto è insieme un modo di fare arte che sfugge alle etichette, una forma innovativa di riciclo creativo e una costante battaglia contro la dicotomia tra cultura alta e bassa. Ospite al Mani Festival, nella sua live performance dipingerà su un supporto di circa 1,50 mt con  pennelli e colori acrilici.

Che formazione hai alle spalle?
Ho studiato Comunicazione, indirizzo Sociologia dei Consumi, Fashion Marketing e Styling e Editing per la Moda. Ho lavorato come Graphic Designer, Social Media Manager e Fashion Stylist. Disegno da sempre, forse per emulazione di mio nonno, pittore, ma non ho frequentato scuole d’arte.

Vivi tra Lamezia Terme, tua città natale, e Roma: hai intenzione di fermarti prima o poi?
Vivo in pianta stabile a Lamezia da febbraio ma alterno lunghissime soste romane. Onestamente non sono certa di essere tornata per rimanere.

martedì 21 febbraio 2017

L'arte è mobile

In Spagna i camion dell’imprenditore e mecenate Jaime Colsa diventano vere e proprie opere d’arte urbana itinerante, firmate da famosi street artist. Il Truck Art Project intende portare la cultura fuori dai musei e renderla totalmente democratica


Se la gente non si avvicina all’arte, allora è l’arte che deve avvicinarsi alle persone. È quello che sta succedendo in Spagna grazie al rivoluzionario e visionario Truck Art Project: i teloni di grossi camion e autocarri diventano tele d’artista e si muovono per le strade del Paese come opere d’arte itineranti. La paternità dell’idea è del collezionista d’arte Jaime Colsa, nonché patron della Pallibex, società di logistica e trasporti spagnola. 

Il progetto prende avvio nel 2015 con l’obiettivo di mettere in piedi una singolare collezione di arte contemporanea senza alcun proprietario e in cui i camion di Colsa si trasformano in monumentali supporti delle opere. L’imprenditore e mecenate affida la curatela dell’arte contemporanea al gallerista Fer Francés e di quella urbana all’organizzatore di eventi Oscar Sanz. Nasce così una vetrina vivente e itinerante delle ultime tendenze nel campo della pittura, del disegno e dell'arte urbana, collocandosi in contesti non consueti e spaesanti. E col passare del tempo il programma diventa ancora più ambizioso e multidisciplinare, spaziando anche nei campi di fotografia, musica e cinema. Sanz afferma che uno dei maggiori punti di forza di questa iniziativa sta nella sua ricezione spontanea, proprio perché gli stimoli artistici del progetto vengono ricevuti ogni giorno in maniera quasi inconsapevole: “Prende corpo ciò che Marina Vargas, una delle artiste che partecipa al Truck, ha definito ‘l'estetica della vertigine’, ovvero che le opere sono progettate per apparizioni fugaci in un lasso di tempo molto determinato. La staticità solitamente governa il lavoro dell'artista tradizionale, ma qui a essere determinante è la mobilità”.

martedì 26 aprile 2016

Illustratrice per caso: intervista a Claire Scully

Illustratrice per puro caso: “Celebro l’importanza del mondo animale in quello umano attraverso i libri da colorare”

©Claire Scully
L’aver respirato sin dalla nascita le atmosfere urbane di Londra, dove vive e lavora, le è servito per elaborare il rapporto tra cemento e natura. Dopo gli esordi con la fotografia, Claire Scully è approdata quasi per caso all’illustrazione, in seguito a una laurea al London College of Communication e un Master of Arts in Communication Design. Dopo 10 anni di fervente attività come freelance, ora insegna illustrazione alla Brighton University e ancora non riesce a credere di poter vivere facendo ciò che ama. Disegna con penne, inchiostro e digitale.

Illustra i libri della Penguin Books, come At large and at small di Anne Fadiman, riviste, tra cui l’inserto Education del The Guardian, copertine di album musicali (l’elettronico Whimsical lifestyle di Mojib), raffinate etichette di vini (un Cabernet Sauvignon del 2007) e ricostruzioni per celebri musei (National Maritime Museum). Ultimo traguardo: un libro illustrato dal titolo Nordische Wildnis, pubblicato in Germania da Graefe Und Unzer. Alla base dei suoi lavori c’è il mondo naturale, soprattutto animale.

©Claire Scully
Connessioni. «Gli animali sono onnipresenti nei miei lavori. Credo che sia qualcosa più grande di una connessione: il mio intento è celebrare la loro importanza nel nostro mondo. Con il mio compagno Stewart ho da poco terminato un racconto illustrato, dal titolo Fulke and the Flood, che ammonisce sulla straordinaria forza della natura»

Libri da colorare per adulti. «Ne ho realizzato uno per la prima volta nel 2015 e da allora non ho più smesso. Li trovo terapeutici al pari delle tecniche della mindfulness, capaci di regalare attimi di serenità nelle nostre vite frenetiche. Inoltre è bellissimo condividere parte del mio processo creativo con quanti coloreranno le illustrazioni».

Cos’è lo stile “ingioiellato”? «È il mio tratto distintivo nell’illustrare gli animali. Consiste nel rendere ricche e piene le loro figure, quasi come fossero viste da un diamante o come se fossero realizzate con la tecnica del mosaico».

[Articolo pubblicato sul numero di maggio 2016 di Style Magazine, mensile del Corriere della Sera]

domenica 21 aprile 2013

Non è proprio saudade, è più voglia di qualcosa di buono

In questo weekend apatico decido di riscrivere qualcosa su questo minuscolo spazio, che non sto trattando da vitale. Mi sono reso conto, con amarezza, di poterne farne a meno, o meglio di non considerarlo così indispensabile. Forse dovrei ribattezzarlo come Minuscolo spazio accessorio, o boh.

Sarà che in questo periodo sono totalmente svuotato, mai contento, triste, malinconico. E tra le cose da fare la voglia di scrivere e di leggere vengono confinate nel più basso gradino delle priorità.
Sarà questo cielo nuvolo e questa primavera che avanza con reticenza.
Sarà la mancanza di soddisfazioni sul piano lavorativo.
Sarà che mi sono svegliato sia sabato che domenica alle 10 meno qualcosa (cosa che non succedeva da anni).
Sarà che vivo in un paese politicamente deludente, che continua a far avanzare persone indegne.
Sarà che ancora non so cosa vorrò fare della mia vita.

Certo questi momenti sono i migliori per buttare giù due righe, ed eccomi qui infatti. La malinconia è amica dell'arte: tutti le opere più grandi sono state scritte in momenti di forte scoramento e dolore psichico. Pensiamo solo a La Recherche di Proust, opera imponente che portò l'autore a rinchiudersi in una stanza da letto e a uscirne soltanto freddo e rigido in una bara.

Ecco ora sto esagerando, lo sapevo. Non morirò da qui a qualche giorno, non temete. Già solo scrivendo queste due righe mi sta tornando il buonumore. Anche se c'è poco da sorridere, o forse no. La verità è che a volte è necessario godersi la malinconia e l'angoscia. Per uscirne rigenerati. Anche grazie alla scrittura.

Tibidabo barcellona
Melancholia - Barcellona (Tibidabo), estate 2011