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venerdì 21 febbraio 2014

#Sanremo2014 - Terza serata: Parrucchini, pop-corn e finto buonismo di sinistra

[Se hai fegato leggi anche la Seconda serata: Dadaùmpa, defibrillatori e selfies]

Alla terza puntata del festival della canzone italiana (solo i più attenti di voi avranno notato come sto desistendo dall'utilizzare la parola KERMESSE, per quanto mi faccia impazzire!) pare finalmente che il meccanismo della noia sia scomparso, insieme a quell'odioso della doppia canzone. Infatti ieri sera abbiamo ascoltato la carrellata delle 14 canzoni passate e finalmente tutto è sembrato più fluido e piacevole.

Ho avuto anche modo di notare che la scenografia in fondo non è così brutta come sembrava nelle serate scorse: ma in realtà ora mi succede quella strana cosa per cui tutto quello che accade su quel palco comincia a piacermi. La magia di Sanremo o di Sanromolo, come continua simpaticamente a ricordarci Pif nel prefestival, che ieri sera ci ha regalato chicche insuperabili come questa.

A proposito di tinte e parrucchini
La serata si apre nel ricordo di Abbado e di parole vane nei confronti della cultura della musica. La serata sarà all'insegna dei lavaggi di coscienza, ve lo anticipo.

Si apre la gara con 14 minuti di ritardo, tanti quante le canzoni in gara.
Parte Renzo Rubino con la sua bellissima Ora che invece di suonare un pianoforte pare stia frenando un tir. Un vero e degno figlio di Sanremo.
Arriva Giusy Gaetana Giuseppa Ferreri e forse offesa dalla Littizzetto, che ha preso in giro il suo sobrio nome, comincia a belare come un pecorella smarrita. In realtà il problema era un altro: voi riuscireste a cantare perfettamente in cima a un precipizio?